di Giovanni Minicozzi
Lo scorso 24 febbraio, in piena emergenza Covid, il direttore dell’unità operativa complessa di medicina e chirurgia d’accettazione e d’urgenza dell’ospedale S. Timoteo di Termoli chiese all’Asrem la fornitura di 4 ventilatori ad alto flusso, 400 circuiti con camera e 400 cannule nasali. Ricordo a me stesso che in quel periodo il S. Timoteo era stretto nella morsa della Covid 19 e mancavano le apparecchiature per poter assistere i circa 30 pazienti contagiati e bisognosi di cure adeguate.
Ricordo anche che un mio articolo, che raccontava quella drammatica realtà, venne contestato da chi voleva minimizzare e tra questi il sindaco di Termoli Francesco Roberti e, ovviamente, i vertici dell’Asrem. In quella occasione il personale sanitario riuscì a fronteggiare la grave emergenza prelevando i pochi ventilatori disponibili al Veneziale di Isernia.
Orbene, la richiesta urgente avanzata lo scorso 24 febbraio dal primario dell’UOC del S. Timoteo è stata evasa dal direttore generale Oreste Florenzano in data 14 maggio con deliberazione n.503 (che allego) con la quale dopo tre mesi si impegna la spesa di trentamila euro.
In considerazione della costante attenuazione dell’emergenza Covid è probabile e auspicabile che quelle attrezzature non servano più ma resta lo sdegno per il ritardo accumulato dal direttore generale dell’azienda sanitaria regionale Oreste Florenzano nel rispondere all’emergenza.
Tale ritardo avrebbe potuto causare conseguenze nefaste come è accaduto con il vetusto impianto della distribuzione dell’ossigeno al Cardarelli, con i percorsi misti, con la mancanza di posti letto in terapia intensiva e con circa 500 persone contagiate anche negli ospedali e decedute per cause da accertare.































