di Maurizio Varriano
Siamo alle solite.
Ancora una volta, sulla vicenda dell’ex stabilimento Unilever di Pozzilli, la comunicazione trionfalistica sembra correre molto più velocemente dei fatti. E questa volta, però, c’è un elemento che impone di fermarsi e leggere attentamente le carte: una comunicazione ufficiale di Invitalia.
Non un’indiscrezione. Non una voce sindacale, purtroppo stonata e non confacente alla missione di questi nell’addirittura chiedere il silenzio. Non il commento di un giornalista. Non una ricostruzione politica.
Invitalia.
E quello che Invitalia ha scritto in risposta a una precisa richiesta di chiarimento da parte della testata giornalistica, a riprova della serietà e della bontà di ogni articolo pubblicato sulla vicenda, è di una chiarezza disarmante.
La determina contrattuale, informa l’Ufficio stampa dell’Agenzia, è stata firmata da Invitalia il 3 agosto 2026 e controfirmata dall’impresa il 6 agosto. Poi arriva il passaggio decisivo: da quella data l’impresa dispone di un massimo di 90 giorni per esibire la documentazione richiesta da Invitalia necessaria alla definizione del contratto di finanziamento, comprese le eventuali garanzie.
E non è finita. Quel termine può essere prorogato una sola volta per ulteriori 90 giorni, a determinate condizioni. Soltanto dopo che Invitalia avrà ricevuto tutta la documentazione, il contratto dovrà essere stipulato entro 30 giorni.
Dopodiché, e soltanto dopo il perfezionamento con atto notarile, il finanziamento potrà essere erogato secondo la normativa vigente.
Questa è la realtà amministrativa che emerge oggi dalla risposta ufficiale di Invitalia. Ed è una realtà che obbliga a fare una domanda semplicissima:
che cosa è stato realmente “sbloccato” quando, a mezzo comunicati, si è cominciato a parlare dell’operazione come se il finanziamento fosse ormai cosa fatta?
La differenza tra un via libera e un contratto perfezionato
Qui non siamo davanti a una sottigliezza semantica.
Stiamo parlando di circa 65 milioni di euro di finanziamento agevolato, inseriti in un progetto di investimento pubblico-privato ben più ampio. La stessa comunicazione di Invitalia precisa che l’importo richiesto alle agevolazioni è di circa 65 milioni e che l’erogazione potrà avvenire una volta perfezionato il contratto con atto notarile.
E allora la terminologia diventa sostanza.
Dire che un progetto ha ottenuto una determinazione favorevole è una cosa. Dire che il finanziamento è stato definitivamente perfezionato ed è pronto per essere erogato è un’altra. Dire che l’iter è concluso è ancora un’altra cosa.
E se l’ente finanziatore precisa che devono ancora essere prodotte documentazioni, comprese eventuali garanzie, che esiste un termine di 90 giorni, eventualmente prorogabile, e che solo successivamente il contratto dovrà essere stipulato, non si può far finta che queste differenze non esistano.
E qui entra in gioco la politica regionale
È proprio questo il punto sul quale la Regione Molise dovrebbe fornire una spiegazione pubblica.
Perché nel frattempo, mentre la vicenda veniva raccontata come una definitiva svolta industriale, la politica regionale ha accompagnato e rilanciato quella narrazione.
Il presidente Francesco Roberti, al pari dell’assessorato competente, dovrebbe oggi avere un interesse ancora maggiore a distinguere ciò che è stato deliberato, ciò che è stato determinato, ciò che è stato sottoscritto e ciò che è stato effettivamente perfezionato.
Non per mettere i bastoni tra le ruote alla riconversione dell’ex Unilever. Al contrario. Proprio perché il futuro di decine di lavoratori non può essere affidato alla propaganda.
Quei lavoratori hanno aspettato anni. Hanno attraversato cassa integrazione, rinvii, cambi di scenario, accordi e revisioni. Meritano una cosa molto più semplice dei comunicati celebrativi: certezza.
E la certezza non si costruisce con gli annunci. Si costruisce con gli atti.
Il problema diventa ancora più serio quando l’impresa è quotata
Ed è qui che la questione assume una dimensione ancora più delicata.
La società industriale che sta dietro al progetto, Seri Industrial, è stata fino a questo momento una società quotata a Piazza Affari. E il mercato azionario vive di informazioni, tempi, comunicazioni societarie e corretta rappresentazione dei fatti.
Non è un dettaglio.
Il 6 agosto Seri Industrial ha comunicato l’avvio del progetto di fusione con la controllante SE.R.I. finalizzato al delisting da Euronext Milan; il progetto è stato portato all’assemblea straordinaria del 12 novembre. Il giorno successivo il titolo ha accusato un crollo di circa il 20%, con sospensione per eccesso di ribasso.
E allora diventa doveroso porsi una domanda, senza anticipare conclusioni che spettano eventualmente alle autorità competenti:
quanto è importante, per il mercato, che ogni comunicazione relativa a finanziamenti pubblici, autorizzazioni, contratti e stato effettivo degli investimenti sia formulata con assoluta precisione?
Moltissimo. Perché in Borsa la differenza tra “deliberato”, “determinato”, “firmato”, “perfezionato” ed “erogato” non è retorica.
È informazione economicamente rilevante.
E proprio per questo, quando emergono differenze tra la narrazione pubblica e ciò che l’ente pubblico dichiara formalmente sullo stato dell’iter, il giornalismo ha il dovere di accendere i riflettori, non di spegnerli.
Non stiamo dicendo che il finanziamento non arriverà
Questo va detto con assoluta chiarezza. La mail di Invitalia non dice che il finanziamento sia stato negato.
Dice una cosa diversa e altrettanto importante: l’iter contrattuale non coincide automaticamente con l’erogazione del finanziamento. Quindi nessuno può seriamente trasformare questa comunicazione in una sentenza sul fallimento del progetto.
Ma nemmeno può trasformare una determina in qualcosa che, secondo la stessa Invitalia, deve ancora passare attraverso ulteriori adempimenti, documentazione, eventuali garanzie, stipula del contratto e successivo perfezionamento.
È proprio questa distinzione che, finora, sembra essere stata smarrita nella comunicazione pubblica.
Il silenzio, dunque, non è una garanzia
Avevamo scritto che “il silenzio non è una garanzia”. Oggi possiamo aggiungere qualcosa di più.
Nemmeno l’annuncio è una garanzia.
La garanzia è un atto perfezionato. La garanzia è un contratto. La garanzia è la disponibilità effettiva delle risorse secondo le condizioni previste.
E soprattutto, nel caso di un investimento pubblico di queste dimensioni, la garanzia è la trasparenza assoluta su ogni passaggio.
Per questo sarebbe opportuno che P2P, Seri Industrial e la Regione Molise spiegassero pubblicamente, senza slogan e senza formule celebrative:
- quale sia esattamente lo stato della procedura alla data odierna;
- quali documenti debbano ancora essere prodotti a Invitalia;
- se siano state richieste garanzie e, in caso affermativo, quali;
- quando si preveda realisticamente la stipula del contratto di finanziamento;
- quali somme siano effettivamente già disponibili;
- quali somme siano invece ancora subordinate al perfezionamento dell’iter.
Sono domande semplici. Ma sono domande che riguardano soldi pubblici, un sito industriale strategico e il futuro di lavoratori che attendono da anni.
Roberti chiarisca
E qui arriviamo al presidente Roberti.
Non è sufficiente credere ai comunicati di un’impresa quando quei comunicati vengono utilizzati per raccontare alla comunità regionale che un problema è definitivamente risolto. Un presidente di Regione deve pretendere qualcosa in più.
Deve pretendere le carte.
Deve distinguere la comunicazione aziendale dall’atto amministrativo. Deve sapere se un finanziamento è deliberato, determinato, contrattualizzato o erogato. E deve soprattutto evitare che la Regione diventi, consapevolmente o inconsapevolmente, il megafono di una narrazione aziendale prima che quella narrazione trovi piena corrispondenza negli atti.
Perché se una comunicazione politica amplifica una comunicazione aziendale e poi arriva l’ente pubblico finanziatore a precisare che il procedimento deve ancora completare passaggi essenziali, qualcuno deve assumersi la responsabilità di spiegare dove sia stata la sovrapposizione tra annuncio e realtà.
E sulla possibile rilevanza per il mercato, attenzione massima
Sul possibile aggiotaggio non spetta a un giornale pronunciare sentenze.
Spetta eventualmente agli organi di vigilanza e alla magistratura valutare se siano esistiti comportamenti illeciti, quali informazioni siano state diffuse, da chi, con quale consapevolezza, in quale momento e con quale eventuale effetto sul mercato.
Ma proprio per questo il tema non può essere liquidato con una scrollata di spalle.
Quando una società quotata comunica informazioni relative a un progetto sostenuto da ingenti risorse pubbliche, quando il titolo è esposto alle conseguenze di quelle informazioni e quando successivamente emerge dall’ente pubblico competente una fotografia procedurale più articolata e meno definitiva, la trasparenza diventa un obbligo morale prima ancora che giornalistico.
Non si accusa nessuno. Si chiedono spiegazioni. E le spiegazioni, questa volta, devono essere documentali.
Perché l’ex Unilever non è una passerella politica
Lo stabilimento di Pozzilli non è una fotografia da inaugurazione. Non è un comunicato da rilanciare sui social. Non è un trofeo politico.
È una fabbrica che ha bisogno di sindacati e non di sindacalisti che assumono le sembianze del padrone. È lavoro. Sono famiglie. Sono anni di attesa. E sono decine di lavoratori che hanno il diritto di sapere se e quando il progetto sarà realmente operativo.
La riconversione annunciata prevede un impianto per il recupero e la produzione di materie prime plastiche riciclate, con operatività indicata entro il 2028.
Bene.
Ma tra l’annuncio e il 2028 ci sono gli atti. Ci sono i contratti. Ci sono le garanzie. Ci sono le risorse. Ci sono gli investimenti. E ci sono le responsabilità.
È su questo che bisogna misurare la credibilità di tutti.
Perché la verità, soprattutto quando ci sono di mezzo denaro pubblico, una società quotata e il futuro di lavoratori già provati da anni di incertezza, non può essere un dettaglio da sistemare dopo il comunicato stampa.
La verità deve venire prima del comunicato stampa.
E oggi quella verità, nero su bianco, ce la ricorda proprio Invitalia. Il resto sono annunci.
E gli annunci, come dimostra questa vicenda, non bastano più.
È proprio su questo punto che interviene ora la FIALC-CISAL Molise.
Le parole di Invitalia, osserva il sindacato, confermano nella sostanza quanto StatoQuotidiano ha documentato attraverso gli atti e le verifiche pubblicate in questi mesi.
Antonio Martone, responsabile regionale FIALC-CISAL, plaude quindi al lavoro di ricostruzione svolto dalla testata e rilancia la posizione del sindacato, che rivendica di avere mantenuto, fin dall’inizio della vicenda, un atteggiamento improntato alla prudenza, alla verifica degli atti e alla tutela concreta dei lavoratori.
«Il tempo è galantuomo e le carte ufficiali, prima o poi, presentano sempre il conto alla propaganda», afferma Martone.
«A chi in questi mesi ha accusato la FIALC-CISAL di “sospettare”, di “remare contro” o di “vedere scheletri nell’armadio” per il solo fatto di aver preteso trasparenza sui fondi pubblici e sulle garanzie per i lavoratori, rispondiamo oggi con i fatti e con le risposte frutto di impegno e professionalità».
Martone contesta quello che definisce il «trionfalismo della Triplice e delle Istituzioni», sostenendo che i fatti emersi dalle carte ufficiali restituiscano un quadro assai diverso da quello raccontato nei giorni scorsi. «I fatti reali smentiscono il “trionfalismo” della Triplice e delle Istituzioni», sostiene.
Nel mirino della FIALC-CISAL c’è anche la comunicazione relativa alle prospettive occupazionali e ai tempi della ripartenza.
«Ci chiediamo dove fosse la “professionalità sindacale” di chi ha sottoscritto comunicati entusiastici il 31 luglio scorso, spacciando per “avvio produttivo” un cronoprogramma che di fatto sposta la piena operatività a fine 2028».
Il sindacato richiama in questo contesto gli accordi del 2021 e la situazione dei 56 lavoratori storici, chiedendo che la discussione non venga concentrata soltanto sull’investimento industriale futuro, ma anche sulle condizioni economiche e occupazionali delle famiglie durante il periodo di transizione.
Martone sottolinea inoltre come dal 1° luglio 2026 sia cessata l’integrazione salariale collegata alla precedente vicenda Unilever e come i lavoratori si trovino ora davanti a un periodo di ulteriore incertezza.
«Il Molise e i suoi lavoratori non hanno bisogno di lezioni su come si fa il sindacato da chi firma intese al buio», afferma Martone. «Il nostro ruolo non è fare da cassa di risonanza agli annunci aziendali, ma analizzare i bilanci, verificare le norme del Codice Civile e difendere il reddito reale delle famiglie».
E il messaggio rivolto direttamente alle maestranze è altrettanto netto:
«Tenete gli occhi aperti».
La FIALC-CISAL invita i lavoratori alla massima attenzione e ribadisce che «le strategie societarie e le manovre di Borsa non possono essere scaricate sulla pelle di chi da anni vive nell’incertezza».
La richiesta per i prossimi tavoli, conclude Martone, deve essere quella di riportare al centro gli impegni già sottoscritti.
«Pretendiamo che ai prossimi tavoli si pretenda l’unica cosa che conta: gli impegni sottoscritti nel 2021».
Data certa di ripartenza e garanzie sulla copertura dell’integrazione salariale per le famiglie dei lavoratori, ormai esausti dopo anni di attesa.
La FIALC-CISAL, conclude Martone, continuerà «a fare il sindacato con la testa, con la legge e con le carte alla mano».
Una posizione che, al di là delle contrapposizioni tra organizzazioni sindacali, riporta la discussione al punto centrale emerso dalla documentazione ufficiale: oggi il percorso non è ancora concluso e saranno gli atti successivi a stabilire quando il progetto potrà trasformarsi da procedimento amministrativo in investimento effettivamente finanziato e operativo.
Per i 56 lavoratori e per il territorio, dunque, resta una sola certezza: non è il momento degli slogan, ma quello delle verifiche, delle garanzie e delle carte.





























