di Redazione

Le vie del centro storico di Isernia si sono trasformate in un lungo serpentone di luci e speranza: migliaia di cittadini hanno partecipato alla fiaccolata in difesa della sanità pubblica, dimostrando attenzione e partecipazione su un tema cruciale per l’intera comunità molisana. L’iniziativa, nata dalla protesta civile avviata dal sindaco di Isernia, Piero Castrataro, con la tenda davanti all’ospedale “Ferdinando Veneziale” dal 26 dicembre scorso, ha trasformato una richiesta di ascolto in un segnale pubblico chiaro e condiviso. Al corteo hanno preso parte cittadini, studenti, associazioni, operatori sanitari e volontari. Una manifestazione civile e composta, senza slogan urlati, con striscioni chiari e la presenza dei giovani in prima fila. Ampia la partecipazione popolare, più debole quella istituzionale: numerosi sindaci molisani e rappresentanti regionali hanno scelto di non esserci. Un’assenza notata e commentata, che ha accentuato il divario tra la mobilitazione dei cittadini e la rappresentanza politica. Nel dibattito apertosi dopo la fiaccolata si inseriscono molte riflessioni, diverse pubblicate su Facebook. Quelle di Gianfranco Vitagliano e Antonio Sorbo per esempio, spostano l’attenzione dal racconto dell’evento alle responsabilità politiche. Vitagliano ex Assessore Regionale, parla del “giorno dopo le fiaccole” come di una linea di confine: non è più tempo di minimizzare o di restare alla finestra. L’iniziativa di Castrataro, osserva, non è folklore né narcisismo politico, ma l’emersione di un conflitto sociale reale, legato al diritto alla salute. L’assenza di molti rappresentanti istituzionali viene definita un grave errore politico, frutto di opportunismo o di calcoli che hanno svuotato la rappresentanza democratica. Il messaggio è netto: il “treno delle fiaccole” è partito e chi esita rischia di essere travolto. Ancora più esplicita l’analisi di Antonio Sorbo, ex Sindaco di Venafro che individua il nodo strutturale della crisi sanitaria molisana. Sorbo utilizza l’immagine dello “squalo” per descrivere un sistema di potere cresciuto nel tempo: uno squalo nutrito per anni, nella convinzione che bastasse tenerlo a bada, e che invece è cresciuto fino a divorare tutto. Senza una presa di coscienza reale di questo meccanismo, anche la mobilitazione di Isernia rischia di non produrre effetti concreti. Non basta scendere in piazza se poi, nei luoghi decisionali, si continua a tollerare o a subire un sistema che intreccia politica e affari. La battaglia avviata da Castrataro, sottolinea, è giusta e necessaria, ma richiede coerenza e scelte conseguenti. La fiaccolata di Isernia segna dunque un passaggio politico chiaro. Continuare a parlare di politica non sarà più possibile se, sulla pelle dei cittadini, si continua a giocare a dadi dividendosi le vesti. La sanità non può restare terreno di scambio o di equilibrio opaco: o si restituisce centralità all’interesse pubblico, oppure il rischio è che, più che di politica, si debba parlare di potere esercitato senza responsabilità.

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