di Redazione

Una denuncia dura, senza mezzi termini, che punta il dito contro presunti meccanismi distorti all’interno della sanità regionale. A lanciarla è Adriano Giacci, esponente della famiglia proprietaria dell’istituto di riabilitazione Fisiomedica Loretana di Toro. Secondo quanto reso pubblico sui social, la struttura starebbe vivendo una situazione critica: a fronte di 73 posti letto disponibili, i pazienti ricoverati sarebbero soltanto 15. Un dato che -scrive Giacci – rischia di portare l’istituto al collasso. «Una situazione che sta portando al collasso dell’istituto di riabilitazione “Fisiomedica Loretana” di Toro».  Una denuncia e la richiesta di un intervento della magistratura per quello che lo stesso Giacci reputa sia un atteggiamento comune della sanità come mandare i pazienti fuori regione. E accusa i vari governatori, Direttori e Commissari che nel tempo si sono succeduti, di avere atteggiamenti contrari alla struttura di riabilitazione della zona del Fortore dettati dalla volontà di farla chiudere. «Il Molise – continua Giacci – è destinato alla desertificazione a causa dell’incompetenza ad amministrare ma soprattutto della corruzione – che – all’interno della sanità regionale ha ormai raggiunto livelli non più sopportabili neanche da pazienti che ormai sono costretti a visite intramoenia – quindi pagando – e che invece dovrebbero essere gratuite o al massimo dietro pagamento del ticket». Ma perché i pazienti a cui occorre la riabilitazione non scelgono la Fisiomedica Loretana a Toro a soli 12 KM da Campobasso? Tra le righe, senza nasconderlo, si afferma che vengono mandati altrove da altri. Da chi? “Da sanitari corrotti” si afferma senza mezzi termini. «Adesso – scrive ancora Adriano Giacci – per non mandare i pazienti presso la nostra struttura, la scusa è che l’immobile è vetusto o che addirittura non ci sono posti». Da qui un appello ai cittadini stessi: «È un vostro diritto sancito dalla Costituzione, quello di curarvi dove volete e, a chi dice di voler fare la riabilitazione presso la Fisiomedica e vi sentite rispondere di no dai sanitari, sappiate che potete contattare l’istituto direttamente perché potete venire.» La denuncia è forte, e coinvolge la politica regionale, i sanitari della sanità regionale, i direttori della sanità locale e gli stessi commissari alla sanità.

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