Ha destato preoccupazione nell’area matesina e tra gli ex dipendenti della Gam di Boiano la svendita a soli 170 mila euro del marchio Arena, per promesse futuribili di sviluppo industriale. Una preoccupazione più che giustificabile dopo la debacle del gruppo avicolo degli ultimi anni che ha messo sul lastrico centinaia di famiglie, si teme per il futuro, alla luce di quanto sta accadendo.
Il Piano industriale presentato in Giunta regionale da Aria Food Spa con la benedizione dell’Amministratore delegato di Gam Nicola Baranello, nasconde il trucco oramai consolidato negli anni di coinvolgere la Regione Molise, di nuovo negli affari imprenditoriali delle imprese. Si era detto ad inizio legislatura che la regione non doveva più rientrare nelle gestioni, dopo le voragini colossali nei conti pubblici determinate dal decennio Iorio con i fallimenti delle maggiori imprese tra cui: Ittierre – Zuccherificio del Molise – Dr e soprattutto la Gam di Boiano. Parrebbe che le logiche non siano cambiate, ovvero, se non ci sarà partecipazione della regione Molise nella società è pur vero che si richiedono investimenti regionali con il solito sistema del conto capitale, (fondo perso) e che conto!
Il 50% minimo degli investimenti che Area Food dovrà compiere. La Holding romana colosso delle energie, che fa capo all’imprenditore Diego Volpe Pasini ha dettato le chiare condizioni. Volete che la Gam riprenda la produzione? Ebbene ponete sul piatto, minimo 16 milioni di euro, che non sono bruscolini, per il resto ci penso io.
Parrebbe che la regione Molise pur di avere una chance di ripresa del comparto avicolo sia d’accordo anche a prostrarsi dinanzi a questa richiesta, mentre si è avviato il percorso che condurrà ad elargire questa enorme quantità di denaro alla holding Aria Food.
Possibile che non si possa, in nessun caso evitare l’esborso di denaro pubblico?
Questi i timori che attanagliano le maestranze e gli addetti ai lavori che non esprimono quella tranquillità che dagli annunci di grande ripresa del comparto, con assunzioni a “gogo” si vorrebbe far credere.
Si pensa, facendo i dovuti scongiuri, all’ennesimo prenditore: all’ennesima “Volpe” nel pollaio che potrebbe far razzia.
Pietro Tonti































