di Angela Mazzaroni

Tra le dipendenze del nuovo millennio possiamo annoverare la dipendenza dal gioco d’azzardo. Nel 2017 diciassette milioni di italiani hanno tentato la fortuna almeno una volta e tra questi oltre un milione sono minorenni. Anche se il trend degli ultimi anni vede una diminuzione di giovani giocatori a preoccupare è l’aumento dei giocatori adulti e soprattutto di quelli che possiamo definire “problematici”, cioè a rischio di gioco patologico.

In particolare, si registra una diminuzione e un progressivo assestamento della quota dei giocatori dal profilo “problematico” nelle regioni del Nord e del Centro Italia, mentre si è rivelato un aumento nel Sud e nelle isole. In questa macro-area è presente anche il Molise. Infatti, dai dati dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli viene fuori una situazione allarmante della nostra regione. Nel 2016 sono stati bruciati oltre cinquecento milioni di euro. Circa trecentosessantacinque sono stati giocati nella Provincia di Campobasso, la restante somma presso la Provincia di Isernia.

Milioni di euro che incrementano un settore poco produttivo e alcune volte legato al riciclo di denaro sporco piuttosto che finire nell’indotto di piccole imprese che costituiscono la parte sana e produttiva della nostra economia. Oltre alla presenza di alcuni fattori genetici, ambientali e sociali, la facilità di accesso ai luoghi di gioco, anche attraverso il web, può aumentare il rischio di dipendenza. L’eccessiva esposizione alla possibilità di gioco e scommesse, o comunque l’essere costantemente sottoposti a messaggi promozionali di un facile guadagno, spinge le persone più sensibili a giocare in maniera convulsiva.

Può sviluppare più facilmente dipendenza chi ha un disagio psicologico regresso, perché vittima di genitori dipendenti da droghe o a loro volta dal gioco. La familiarità con l’ambiente d’azzardo porta queste persone a considerare il gioco come un fattore essenziale della propria vita annullando ogni confine tra abitudine occasionale e malattia. Un’ altra categoria di persone patologicamente in pericolo sono quelle che hanno in essere dei disturbi psichiatrici, per cui la ludopatia può svilupparsi più facilmente perché si accompagna a un atteggiamento antisociale della personalità o compulsivo ossessivo. Infine, una persona che vive un fattore stressante della vita, come ad esempio, un divorzio o un licenziamento, oppure si trova ad affrontare un passaggio generazionale, come il pensionamento o la maggiore età può iniziare ad utilizzare il gioco come evasione dalla realtà.

Il giocatore compulsivo ha bisogno di giocare per provare l’eccitazione del rischio e l’emozione di guadagnare somme sempre più alte. Nella sua vita il gioco diventa prioritario tanto da avere forti ripercussioni sulla sua vita sociale, familiare e lavorativa. Oltre alla perdita di controllo delle proprie risorse economiche e dei propri affetti, la patologia può portare all’indebitamento, all’essere coinvolti in attività illecite fino ad arrivare allo scenario peggiore, il suicidio.

Come si può ben capire, i danni causati dalla ludopatia non sono meno gravi di quelli causati da altre dipendenze, per questo il giocatore compulsivo deve essere considerato come una persona malata che va seguita e curata. Ed in questa prospettiva che nel 2012 le cure per le vittime del gioco d’azzardo sono state introdotte nei livelli essenziali di assistenza. Sul territorio nazionale vi sono delle comunità terapeutiche in cui il paziente riceve sia un sostegno psicoterapeutico che farmacologico. Infatti, oltre a curare i sintomi fisici che si manifestano è importante far guarire il paziente dall’astinenza psicologica.

Al lavoro riabilitativo bisogna affiancare il monitoraggio e il sostegno familiare per evitare possibili ricadute. Il preoccupante diffondersi di questo fenomeno sociale ha aperto un dibattito sulla necessità di aumentare i divieti ed eliminare la pubblicità. La disputa ha coinvolto anche le nostre istituzioni locali. La difficoltà di impiego e la crescente disoccupazione giovanile presente sul nostro territorio diventa terreno fertile per coltivare l’illusione di un riscatto economico che difficilmente troverà realizzazione. Gli ultimi dati allarmanti danno delineato una realtà nella quale il 57% della popolazione ha il “vizio del gioco”, circa il 14 % è affetto da ludopatia e le fasce più vulnerabili si sono rivelati essere i giovani e gli over 65.

La necessità di tutelare le fasce più deboli ha portato all’approvazione di una legge regionale ( legge regionale 17 dicembre 2016 n.20) che ha previsto una serie di interventi per prevenire il gioco d’azzardo: l’istituzione di un Comitato per il monitoraggio degli effetti sociali, familiari, sanitari ed economici connessi al gioco; dei corsi di formazione per personale ed esercenti delle sale che dovranno distare almeno 500 metri dalle aree ritenute sensibili, come scuole, centri di aggregazione sociale o sportiva; l’obbligo di esporre materiale informativo sui danni della ludopatia e il divieto di qualsiasi pubblicità sull’apertura delle sale da gioco; limitazioni temporali e un marchio specifico NO SLOT per gli esercizi commerciali “puliti”. Inoltre è stato previsto l’utilizzo degli introiti delle sanzioni per finanziare campagne di sensibilizzazione e attività contro la ludopatia.

Diventa importante dare una legislazione chiara ed efficiente per quanto riguarda il comparto delle scommesse ma è altrettanto importante tutelare le fasce più vulnerabili proponendo delle risoluzioni decise ad un disagio sociale ed economico che può portare a conseguenze pericolose quali la dipendenza dal gioco d’azzardo.

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