di Tonino Atella
Ne sentiamo di tante e ne leggiamo di tanti negli ultimi tempi circa cuochi, chef, piatti, ingredienti e ricercatezze culinarie lungo lo Stivale. Massimo rispetto per tutti, ci mancherebbe, ma molte volte per andare alla ricerca spasmodica del raffinato, dell’insolito o peggio di quanto arriva da oltr’Alpi ci si dimentica di guardare giù verso i nostri piedi per valorizzare, com’è giusto che avvenga, i prodotti genuini della sana terra nostrana, che ha un pregio unico ed altrove sovente introvabile come il sole, che tanto arricchisce, impreziosisce ed insapora, camminando di pari passo con acque sorgive quanto mai apprezzabili. Ed infatti terra, sole ed acqua nostrani sono gli elementi/base di un piatto naturale al massimo della già ricca tavola estiva venafrana, “Il Boccone da Re”, così definito ed unanimemente apprezzato perché sono tali, addirittura degni della tavola di un Re, i suoi ingredienti. Detto che diversi ristoranti, trattorie e cucine tipiche del Venafrano l’hanno inserito di diritto nei rispettivi menù della casa, va detto che “Il Boccone da Re” è piatto estivo in quanto i suoi componenti -o ingredienti che dir si voglia- sono assolutamente dei periodi caldi dell’anno, l’estate appunto, quando il sole fa nascere e crescere tanto di quello che, come suol dirsi, “dorme all’aperto”, cioè i prodotti della terra. I componenti del “Boccone da Re” : siamo in presenza della classica “nzalatella” (dialetto del posto) o insalatina venafrana, fatta con pomodori, sedani, cetriolo ed origano della terra dell’estremo Molise dell’ovest, all’interno della quale vengono triturati uno/due/tre ect. biscotti rustici locali, i cosiddetti “vscuott”, per poi amalgamare il tutto con un goccio d’acqua sorgiva sempre del luogo ed insaporire con un pizzico di sale ed una buona “innaffiata” d’olio extravergine d’oliva della terra venafrana. Quindi lasciar riposare, ossia dare il tempo ai “vscuott” di insaporirsi assieme ai prodotti che dormono all’aperto e di ammorbidirsi di quel tanto che basta per acquistare ulteriore sapore per la delizia del palato.

A quel punto “Il Boccone” è pronto per essere portato in tavola e finalmente essere consumato quale piatto succulento, saporitissimo, che “parla” venafrano e che più bio non si può ! Se ne resta nella scodella “Il Boccone da Re” ? Da notizie in nostro possesso, giammai ! E’ piacevolissimo al gusto, delizia il palato, è fresco, è naturale e difficilmente ne rimane per il giorno dopo per la soddisfazione di chi l’ha preparato e di chi l’ha mangiato ! Tutto bene quindi “Il Boccone da Re” di Venafro, se non fosse per il ricordo -doveroso riproporlo, anche se poco piacevole riportarlo in cronaca- del “No !” netto e perentorio pronunciato anni addietro dalle signore dell’Associazione Italiana della Cucina sezione di Isernia nei confronti di tale piatto bio e naturale di Venafro. Nella circostanza le predette donne, forti del loro presupposto sapere nello specifico, alla proposta di Venafro d’inserire “Il Boccone da Re” tra i piatti tipici del territorio molisano opposero un netto rifiuto asserendo che mancavano i presupposti necessari perché tanto avvenisse ! Mai determinazione, se consentono tali signore, fu più parziale ed errata, visto poi il successo ad ogni livello del “Boccone da Re”, checché pochi e prevenuti concetti. Ed allora buon appetito a tutti col “Boccone da Re” che, mentre delizia, “parla” molisano, lingua che in cucina s’impone sempre più grazie ad ingredienti e componenti naturali al massimo, ossia che più bio non si può !






























