La Dia fotografa il business della cosca tra imprenditori collusi e colletti bianchi: “Elevata capacità di permeare le amministrazioni locali”

una camorra economica, capace con le sue imprese di “permeare le amministrazioni locali” e “infiltrare il sistema economico legale” avvalendosi di imprenditori collusi, professionisti conniventi e colletti bianchi per “riciclare gli enormi flussi di denaro di provenienza illecita con conseguenti alterazioni delle normali dinamiche del mercato legale”. E’ quanto emerge nella relazione della Dia sulle attività svolte nel 2024.

Dal dossier emerge come nel corso dell’anno scorso siano state emesse ben 240 interdittive antimafia, di cui 232 nelle province di Caserta e Napoli a testimonianza della capacità dei clan di camorra, che assumono una forma sempre “più qualificata” e nei quali la componente economica ha surclassato quella militare, di infiltrarsi nell’economia legale anche con l’ottenimento di commesse pubbliche, a ditte collegate alle consorterie criminali, o in via diretta o tramite sub appalti.

Una particolare tendenza, in tal senso, viene sottolineata per il clan dei Casalesi “grazie all’elevata capacità dell’organizzazione criminale di creare fitte reti di relazioni con esponenti del mondo imprenditoriale e funzionari pubblici”, si legge nella relazione della Dia. Il sodalizio di Casal di Principe sarebbe il più ricorrente sul fronte dei provvedimenti interdettivi. Nel 2024 le autorità prefettizie campane hanno adottato ben 30 provvedimenti a cui vanno ad aggiungersi i 10 spiccati dalle Prefetture di altre regioni: 6 in Emilia Romagna, 2 in Veneto, 1 a testa in Lazio e Molise.

Ma quali sono i settori in cui i clan riciclano i loro proventi? Dall’analisi delle interdittive una grossa fetta è il settore delle forniture del calcestruzzo (94 interdittive). Per il resto i clan hanno interessi nella gestione dei rifiuti e dei servizi per l’ambiente (30 interdittive); il settore delle onoranze funebri (23 interdittive); il commercio di prodotti vari (20 interdittive); il settore agroalimentare (20 interdittive); la fornitura di servizi vari e le attività di consulenza (16 interdittive); il comparto del trasporto merci e del commercio e noleggio di autoveicoli (13 interdittive); il settore del commercio e della distribuzione di idrocarburi (10 interdittive); il settore della somministrazione di alimenti e bevande (9 interdittive). Le restanti 5 interdittive, infine, hanno interessato attività economiche relative ai settori turistico e della cura e benessere della persona con un’incidenza pari al 2% sul totale dei provvedimenti ostativi adottati.

fonte: Il braccio economico dei Casalesi: 40 interdittive alle imprese del clan

Redazione

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