di Redazione
«Si può parlare di “caso Commissione di Parità”? A giudicare dagli ultimi due ordini del giorno del Consiglio regionale, la risposta è sì. Nel penultimo ordine del giorno era prevista la sostituzione di tre componenti della Commissione. Nell’ultimo, invece, si è arrivati a quattro sostituzioni. Un dato che fotografa una situazione ormai evidente: senza nuovi ingressi, la Commissione rischia di non essere più nelle condizioni di operare. Con appena dieci componenti rimasti e due o tre commissari che spesso non partecipano alle riunioni, raggiungere il numero legale diventa sempre più complicato. Basta osservare anche le fotografie pubblicate sulla pagina ufficiale della Commissione: nell’ultima riunione risultano presenti soltanto sei commissari, insieme alla sindaca di Casacalenda, Sabrina Lallitto. Le prime dimissioni erano arrivate da Iulia Iemma e Sobrino Coppetelli, motivate dal malfunzionamento dell’organismo. Successivamente, la nomina di Mariantonietta Battista a consigliera di Parità ha reso necessaria la sua sostituzione all’interno della Commissione. L’ultima a lasciare è stata Antonella Gatta, che ufficialmente ha spiegato la decisione con l’impossibilità di conciliare gli impegni lavorativi con quelli della Commissione. Una motivazione che lascia perplessi. Di quali impegni si parla, se le riunioni ufficiali sono mediamente quattro o cinque all’anno, intervallate dalla sottoscrizione di protocolli d’intesa? Dodici mesi fa eravamo a Roma per la firma del protocollo “On The Road”, alla presenza della ministra Eugenia Roccella, durante un’iniziativa promossa da Fratelli d’Italia. Da quel protocollo ne sono seguiti altri, tra cui quelli con il Centro di imprenditoria femminile. Ma la domanda resta la stessa: quali effetti concreti hanno prodotto nella vita quotidiana delle donne? A oggi, è difficile individuarne. Era stata inoltre annunciata una proposta di legge sul gaslighting, fenomeno di manipolazione psicologica che può riguardare uomini e donne e non soltanto i rapporti di coppia. La proposta è poi confluita in un emendamento alla legge di bilancio 2025. Da allora, però, non è chiaro quale sia stato il suo concreto percorso applicativo e quali risultati abbia prodotto. C’è poi il tema delle scelte della Commissione. Un organismo che arriva a esprimere pareri tecnici tali da bloccare il patrocinio a manifestazioni come il Molise Pride pone inevitabilmente interrogativi sul proprio ruolo e sulla propria funzione. Da componente della Commissione regionale per le Pari Opportunità, questa situazione mi porta a interrogarmi seriamente sull’opportunità di restare. Per il momento scelgo di farlo, anche se non so dire se sarà fino al termine della legislatura. Rimango per garantire una rappresentanza civica e progressista all’interno di un’istituzione che, a mio avviso, si muove sempre più in sintonia con le posizioni della destra. Qualcuno potrebbe chiedersi perché continuare a far parte di un organismo del quale non si condividono più impostazione e risultati. La risposta è semplice: finché sarà possibile, vale la pena provare a contrastare una Commissione che sembra offrire visibilità politica ad alcuni componenti e lasciare nell’ombra il lavoro di altri. Una battaglia che, a volte, assomiglia davvero a una lotta contro i mulini a vento.

Viviana Pizzi – Commissione regionale per le Pari Opportunità





























