di Pietro Tonti
Il regista John Carpenter, quello del film “Fuga da New York” con l’attore principale Jena/Snake Plissken (Kurt Russell) nelle vesti del giustiziere, oggi se fosse nella nostra terra scriverebbe “Fuga dal Molise” con motivazioni di tutto riguardo. Non bisogna fantasticare più di tanto per immaginare scenari apocalittici, sono alla portata della nostra quotidianità, in cui vengono assalite villette isolate e appartamenti da vere bande di delinquenti che restano impuniti dalla giustizia anche se presi in flagranza di reato, rimessi in libertà dopo processi farsa in soli tre giorni, per poi continuare a delinquere.

Una popolazione inerme che non sa come difendersi e un numero spropositato di extracomunitari profughi e falsi profughi, che protestano contro le istituzioni, giungendo fino al palazzo prefettizio per far sentire le loro ragioni: vogliamo di più, più cibo e soldi, gratis e senza lavorare.
Cresce intanto il pregiudizio razziale, mentre faccendieri, i veri commercianti di anime africane autorizzati da un Governo che fa acqua da tutti i fori di una pentola bucata, fanno affari milionari con la tratta profuga.
La percentuale del 3 per mille per l’ospitalità provinciale dei profughi nel Molise e soprattutto in provincia di Isernia ha raggiunto la ragguardevole cifra del 20 per mille, la più alta d’Italia.
Venite gente, venite nel paese della disperazione ad oltranza, dove le regole sono fatte per essere infrante e chi deve controllare lo fa quando è troppo tardi.
Rispetto al film di Carpenter, per essere più realistico il parallelismo, manca un enorme muro di cinta alto 20 metri per tutto il perimetro di questa regione che imprigioni i molisani ancora non fuggiti, con extracomunitari e mariuoli che oramai sono di casa in tutte le principali città, di importazione naturalmente, ma sono qui vivi e vegeti e nel pieno delle loro funzioni.
Stavo dimenticando gli onesti mafiosi collaboratori di giustizia che malcelati nei 136 comuni, abbondano più di ogni altra regione italiana, per la proverbiale falsa tranquillità di questa terra, in cui tra le pressioni della Camorra a sud ovest e quella della Sacra Corona Unita a sud est, ne fa una terra di conquista per ogni tipo di traffico illecito.
La risaputa bassa reattività sociale dei molisani, che si accorgono di dormire su una bomba atomica innescata con il count down, solo a due secondi prima che esploda, la dice lunga su quella che è la nostra realtà, la quale merita di essere recintata, per buttare le chiavi dei cancelli nel mare Adriatico, stile Conte di Monte Cristo.
Siamo certi nessuno se ne accorgerebbe. Diverrebbe man mano, la penisola che non c’è, dove come oggi, nani, ballerine, finti vassalli dai colletti bianchi e fasulli amministratori, sarebbero protetti dal resto del mondo.
Potrebbe alla lunga divenire uno zoo safari umano dell’abominio, il primo della storia, in cui condurre turisti protetti per l’eccezionale spettacolo della vita misera a cui un popolo può giungere. Il tour potrebbe partire dalle ceneri di una Ittierre a Pettoranello, dando la conferma che dopo Hiroshima e Nagasaky l’atomica della crisi economia ha colpito qui facendo oltre 3000 morti cassaintegrati e altrettanti malati di cancro disoccupazionale.
Il tour potrebbe proseguire con tappa a Monteverde di Boiano, per comprendere l’armageddon del pollo scomparso. Si troverebbe un modo per far comprendere come si è giunti ad avere il museo dell’improduttività industriale del terzo millennio e la trasformazione di una città interna, che ha lasciato la produzione di pollo trasformandola nell’importazione di pollastrelle extracomunitarie in night e privè.
Tappa a Larino per assaggiare lo zucchero più amaro del mondo, quello mai più prodotto dallo zuccherificio molisano, bagnato dalle maestranze in lacrime abbandonati in una ipotesi di dolcezza mai realizzata.
E giungiamo finalmente al mare. Un porto quello di Termoli che aldilà del muro vero che cinge la città, cela la volontà mai compiuta dei molisani di portarsi verso l’altra sponda dell’Adriatico. Bella mostra del sogno, la nave tutta ruggine “Termoli Jet”, mai salpata dal porto, ma pagata dai molisani ben 8 milioni di euro, solo ad imperitura memoria della mancata fuga dal Molise.






























