Non basta ammettere di aver sbagliato a portare la Tari ad un livello assurdo per una città in cui sul commercio è già giunto il prete per l’estrema unzione. Non basta ammettere le proprie colpe, e autoassolversi per i danni provocati alle uniche categorie che ancora a stento sopravvivono ad Isernia. Parliamo dei commercianti di: Ortofrutta, Fiori, Pizzerie e Pescherie. Una tari lievitata del 500%, passata da 2,75 euro a 21,90 euro al metro quadro. Una “insostenibile leggerezza dell’essere amministratori” che poco si confà alle esigenze del momento e le problematiche reali dei cittadini.

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Un Consiglio comunale, quello di ieri, dove la minoranza, non ha potuto far altro che chiedere la dilazione dell’odioso balzello della tassa sui rifiuti in 4 rate, per rendere più sopportabile il colpo di grazia sul commercio, una scelta che accettata dal boia è solo un palliativo tra il far morire la vittima sulla sedia elettrica o con una iniezione letale. Non si vuol comprendere –  e questo è strano-  per un sindaco commerciante che ha votato con la sua maggioranza l’aumento delle tasse al massimo concesso dal legislatore.

La sciolinata di Brasiello di dati confrontati con gli aumenti di altre città del nord, più corposi in percentuale sulla TARI rispetto a quelli di Isernia, è stato un giustificativo privo di vigore e pregno di autoreferenzialità amministrativa. Sa bene il sindaco in che condizioni è ridotta questa città, questa provincia, sicuramente peggio delle altre. Colui che ha il polso delle centinaia di famiglie sul lastrico, gli oltre 400 sfratti esecutivi, i corsi svuotati di attività commerciali e il miracolo economico di chi ancora tenta di farcela, ha vestito il ruolo di attore pirandelliano indossando la maschera di sindaco per recitare un copione distorto dalla realtà.

Mentre Brasiello leggeva i dati degli aumenti delle tasse ai commercianti, giustificando il suo 500% della Tari ai citati esercenti, veniva in mente il deposito simbolico delle chiavi del commercio al comune in segno di protesta che l’attuale sindaco in campagna elettorale si era prodigato nel promuovere con alcuni commercianti, al fine di stigmatizzare la situazione insostenibile di chi in città aveva un’attività al dettaglio.

Ora dall’altra parte della barricata, in rappresentanza della massima “casta” amministrativa quei problemi mai risolti, anzi raddoppiati del 500%, non scuotono più e cadono nella normale prassi. Oggi è il “Dura lex, sed lex” a prevalere e la memoria a breve termine sembra offuscata dal potere.

Un’amministrazione che ha votato a maggioranza gli aumenti non consapevole dei danni ulteriori che avrebbe provocato alle già esigue tasche dei commercianti, con la richiesta di dilazione e l’accoglimento della rateizzazione 2015 della TARI anche da parte della maggioranza consiliare, appare ancora più presa per i fondelli. La miopia amministrativa che pare abbia colpito su questo argomento la maggioranza e il sindaco, poteva essere evitata già a settembre 2014 con un atto di responsabilità, per quella che è la realtà pentra, non si doveva accettare il diktat del Governo supinamente, votando gli aumenti, si doveva mandare un segnale chiaro, un “io non ci sto a tassare ulteriormente chi è alla canna del gas”. Attraverso i rappresentanti parlamentari la voce del dissenso doveva esser portata al Governo, attendendo un variazione, una riduzione, un adeguamento ad una realtà da terzo mondo come è diventata la nostra.

Tutto questo non è avvenuto, con gravi responsabilità non giustificabili con una semplice ammissione di colpa. Non è permesso giocare con la pelle dei cittadini.

Pietro Tonti

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