di Camilla Caterina
Voglio farvi sapere com’è cominciata questa mia battaglia e soprattutto cosa mi ha spinto e mi spinge a voler andare fino in fondo!
Ricorderete tutti che già dalla fine del mese di ottobre 2020 sì iniziarono a riscontrare grosse criticità negli ospedali molisani che erano in affanno.
Già dall’ora ebbi il sospetto sulle falsità che ci venivano raccontate, così iniziai a cercare documenti per capire cosa stesse accadendo.
Non avevo un’idea precisa di cosa eventualmente fare, ma intanto sentivo il bisogno di voler mettere a fuoco e capire la situazione. A metà novembre successe però una cosa che mi toccò particolarmente. Quel giorno, mentre guardavo e leggevo le varie notizie che si succedevano sugli aggiornamenti del Covid in Molise, uscì la notizia di un’anziana signora affetta da covid, che aveva perso la vita al pronto soccorso del Cardarelli dopo aver atteso per ben 30 ore su di una barella nella speranza si liberasse un posto nel reparto di terapia intensiva, in quanto completamente pieno. Per via dell’aggravarsi delle sue condizioni e non avendo potuto ricevere cure intensive, la signora perse la vita. In quel momento sentii un nodo in gola, un peso sullo stomaco, e provai ad immaginare l’agonia di quella signora fino al suo ultimo respiro , in una condizione davvero terribile, su di una barella, lasciata sola e senza nessuno che potesse aiutarla e tentare almeno dì salvarla… per BEN 30 ORE!!
Ma allo stesso tempo pensavo e provavo ad immaginare la sofferenza dei familiari che avevano vissuto quelle 30 ore di angoscia del tutto impotenti, senza poter fare nulla! Era terribile!
Dopo poco meno di mezz’ora però, il mio nodo in gola e la mia angoscia si trasformarono in rabbia nel vedere un articolo appena pubblicato con un’ intervista fatta a Toma!. Il nostro presidente, con freddezza e distacco (a tratti quasi seccato di dover dare spiegazioni) informava sulla disponibilità di ulteriori posti su cui poter fare affidamento e che le varie polemiche che si stavano sollevando erano solo frutto di strumentalizzazioni e accuse infondate nei suoi confronti da parte di chi, probabilmente, voleva fargli la guerra!
Cioè: Ci sono i posti e avete lasciato morire quella signora in quelle condizioni?!?
Nel vedere quella saccenza e soprattutto il suo atteggiamento irrispettoso e indelicato nei confronti di chi stava vivendo quei momenti drammatici, mi sali’ letteralmente la rabbia e pensai che persone del genere non potevano rappresentare una comunità, ma soprattutto non potevano permettersi di mentire sulla vita delle persone!
In quel momento istintivamente, senza pensarci un attimo, mi alzai corsi al computer e dissi a me stessa:
“Devo fare qualcosa! In fondo è una questione di numeri e di atti da studiare! E poi:
I numeri sono numeri! Ce la posso fare!”
Così preparai ed inoltrai la mia prima istanza di accesso civico proprio alla regione e all’asrem per chiedere chiarimenti , avendo già in mano una serie di documenti acquisiti nei giorni precedenti che rafforzavano questa mia richiesta. Pensai però in quel momento, che l’attesa per avere quella risposta era troppo lunga e che non potevo attendere gli eventi, perché i loro tempi non coincidevano con il rischio che si stava correndo. Ma soprattutto iniziai a realizzare che, anche se avessi ricevuto quella risposta, non avrei potuto fare granché! Anzitutto ero consapevole che non di certo avrebbero detto ufficialmente a me la verità, ma soprattutto mi chiedevo cosa avrei potuto fare con quel documento, che tra l’altro non sapevo ancora cosa potesse riportare! Nei giorni successivi pensavo e ripensavo, finché Toma rilasciò un’altra dichiarazione sulla stessa linea della precedente… ma con un atteggiamento peggiore di prima!
Fu in quel momento che decisi che non avrebbero potuto passarla liscia e che nessuno poteva permettersi, e può permettersi, di giocare con la vita delle persone. Così iniziai a tribolare, finché cominciò la mia ricerca spasmodica di documenti e di informazioni, iniziando ad inoltrare a raffica richieste lettere e istanze di accesso civico a tutti , e dissi a me stessa:
“Farò tutto ciò che posso e andrò fino in fondo, senza pensare alle formalità o alle azioni “inopportune” (solo per loro)! Devo correre, perché il tempo è fondamentale in questo momento! Ma sopratutto quelle persone non possono restare lì! Il loro posto dovrebbe essere un altro quindi da oggi, anche se alla fine non riuscirò ad ottenere nulla, sarò il loro peggiore incubo! Non gli darò tregua e gli darò comunque filo da torcere! Nulla può essere più importante della vita delle persone e nessuno deve subire più queste umiliazioni!”
Ed eccomi qui, con la stessa rabbia e determinazione di quel giorno!
Io sono stata fortunata, il COVID non ha colpito nessuno a me vicino, ho i miei impegni e i miei interessi! Ma allora mi chiedo:
“Perché mi danno tanto? Metto anche mano alle mie tasche e impegno tutto il mio tempo libero per questa battaglia! Perché mai dovrei farlo?
Cosa ci guadagno alla fine? Ho forse subito torti? Le terapie intensive piene e la mancanza di posti , hanno forse riguardato me? Mi è forse servito l’ossigeno o altre prestazioni sanitarie? Ho forse avuto bisogno del 118? È per caso il mio lavoro? Qualcuno forse mi paga per questo?
NO!! NIENTE DI TUTTO CIÒ!
Ecco! Ora sapete perché lo faccio!






























