di Giovanni Minicozzi
Si è svolta oggi la cerimonia di consegna degli attestati di partecipazione al master di secondo livello svolto dall’università degli studi del Molise. Il corso professionale è stato frequentato dagli aspiranti direttori generali per aziende sanitarie – provenienti anche da altre regioni – e da tutti i primari facenti funzione dell’ospedale Cardarelli di Campobasso con l’obiettivo di essere promossi direttori effettivi dei diversi reparti. Infatti, dopo il pensionamento del primario di chirurgia Giuseppe Cecere, al Cardarelli nessun reparto ha un suo direttore nonostante siano trascorsi oltre due anni dalla pubblicazione del relativo concorso. Dunque sarebbe l’ora di risolvere la gravissima carenza.
Il Master è stato frequentato anche da dirigenti regionali allo scopo di essere inseriti nella speciale graduatoria per aspiranti direttori generali dell’Asrem. Tra questi spiccano i nomi dell’ingegnere Mariolga Mogavero, di Riccardo Tamburri e ldella dottoressa Sabatini. Alla consegna degli attestati non poteva mancare il presidente/commissario Donato Toma che ha avocato a se l’onore e l’onere della premiazione. Fin qui nulla di stupefacente ma il grottesco è arrivato quando Toma ha chiamato il primario facente funzione del reparto di terapia intensiva del Cardarelli, ovvero il dottor Romeo Flocco. Il presidente si è commosso e ha pianto ricordando i sacrifici fatti “insieme” durante la pandemia.
Orbene, il riconoscimento del lavoro svolto da Romeo Flocco, da tutto il personale del Cardarelli e degli altri ospedali è un atto dovuto ma parlare di “efficienza” risulta davvero eccessivo e offensivo della dignità umana considerata la disorganizzazione totale in cui medici e infermieri sono stati costretti ad operare per tutto il periodo della pandemia. La mancanza di un centro Covid, percorsi misti negli ospedali come accertato dal NAS, reparto di terapia intensiva del Cardarelli inibito per oltre un anno ai pazienti no Covid e riaperto da poco tempo alla pericolosa funzione mista. Due ambienti divisi dal famoso muro di cartongesso – aperto alla estremità superiore – che non garantisce la sicurezza. Per altro siamo di fronte all’unico caso al mondo di una terapia intensiva mista, cioè utilizzata sia dai pazienti Covid sia dai malati cronici.
Ricordiamoci ancora dell’impianto per la distribuzione dell’ossigeno non a norma sistemato dopo un anno dall’inizio della pandemia e dei circa 500 deceduti per Covid. Le lacrime scendono spontaneamente in ricordo di tante sofferenze inflitte ai molisani ma sono lacrime di dolore. Le sue, invece, sono lacrime di coccodrillo che offendono la dignità di tutti i molisani.






























