di Claudio De Luca
Tutti parlano, a torto o a ragione ma in termini certamente poco esaltanti, della gestione della cosa pubblica regionale. Constatato ciò, molti si sono chiesti quali scenari potrebbero delinearsi dopo l’avvenuta consegna delle chiavi della Sanità (dopo di quelle della Regione) al Presidente Toma. Torniamo, perciò, ‘ab origine’ per cercare di comprendere la nostra ventura. A tale proposito qualcuno confida in una voglia di cambiamento. Però attenzione! Una cosa è mandare a casa un Presidente, un’altra indovinare “chi” potrebbe assumere, su di sé, l’ònere di governare i pazienti Molisani, affrontandone le gravi emergenze maturàtesi negli anni. Poste così le cose, persino un mago potrebbe tirare fuori ben pochi conigli seppure avesse a che fare con un cilindro veramente attrezzato. E gestire la crisi economica e sociale locale pare un’impresa da titani che, nel territorio della ‘ventesima’, eccezion fatta per qualche sprovveduto ottimista, non parrebbe trovare concreto e favorevole ricetto. In effetti come potrebbe cavarsela un povero ‘conducator’ locale con la necessità di migliorare la Sanità, di prevenire la disoccupazione giovanile, di attuare quel minimo di federalismo rimasto, di assecondare la revisione della Pubblica amministrazione, di offrire la dèbita attenzione alla cultura, alla ricerca, alla scuola ed all’Università, in piena sostanza dopo che è stato ‘sfasciato’ un po’ tutto?
Onestamente dubito degli eventuali successori di Toma, perché convinto che chi, da sinistra sia finito a destra (e viceversa), non riuscirebbe ad operare tagli localmente più concreti: 1) per ridurre tutti i numeri della Casta: 2) per tagliare – finalmente! – le Comunità montane commissariate da un decennio a suon di sinecùra in gettoni pubblici; 3) ad accorpare i Comuni-polvere; 4) a razionalizzare la spesa collettiva. A suo tempo Iorio veniva accusato di infierire sui Molisani, ma Petraroia – poi – avrebbe saputo come spremere il limone? Chi legge non è riuscito mai a pensare che la mortificata cultura locale potesse riuscire a rinascere miracolosamente previo ripristino (ad enti ed a fondazioni veramente meritevoli) di sussidi non più erogati – in maniera clientelare – ai soliti amici del giaguaro. In sostanza, potrebbe avverarsi un nuovo rinascimento museale? Si riuscirebbero ad aprire nuove biblioteche, una volta fatto fuori l’attuale Presidente ed il suo contorno? Pensate che le industrie si premurerebbero di atterrare, come mai prima, nella terra che fu di Cuoco e che la disoccupazione possa ridursi a ritmi più sostenibili? E gli ospedali? Ritornerebbero, o meno, ad essere operativi? Per quanto mi riguarda, posso solo ipotizzare un Molise che non finirebbe con lo stare meglio perché ai clienti di Toma verrebbero a sostituirsi quelli di un altro personaggio uguale; che, nelle centinaia di consulenze del succitato, verrebbero inseriti gli amici del nuovo arrivato e che i contributi pubblici sarebbero indirizzati agli uni anziché agli altri. Potrebbe, dunque, essere sufficiente uno ‘change’ per farci sentire più soddisfatti?
Purtroppo conosco le facce, e le attitudini, di tutti (soprattutto di quelli che finiscono con l’allearsi a destra come a sinistra, a seconda dei tempi) mentre, per essere tranquilli – nella sicurezza di un miglioramento comune – e per schierarci, dovremmo essere sicuri di quel che facciamo. In sostanza conosco determinate fisionomie e so bene con quali altri figuri avremmo a che fare. Ciò posto sono ancora più disperato di essere cosciente di non potere contare su di un’alternativa. Perciò ho l’ardire di proferire due cose da poco: innanzitutto i Molisani dovrebbero fare affidamento su sé stessi, soprattutto al fine di essere pronti a rinunce ed a conquiste. Poi che, per dare una sveglia alla politica regionale, non basta crogiolarsi nella consolazione che gli altri siano peggiori. Occorre che tutti riprendano la fiducia di potere modificare le cose dall’interno, confidando su personalità, non di cartone, che abbiano ad avviare riforme vere e strutturali.
Diciamocelo con chiarezza: il problema molisano si origina dai tanti ‘accattoni’ che vivono di politica, da qualunque postazione essi operino, di destra o di sinistra che possano dichiararsi, a seconda delle circostanze. Di ‘clientes’ questa Regione ne ha tanti (multicolori e versipelle). Vero è, dunque, che, già solo per questo, il Molise è finito proprio come oggi lo vediamo con le strutture degenerate a cui l’elettorato – hailui – ha chiesto di dare vita, supportato dalla fame di clientela della politica politicante. La ‘ventesima’ si è trasmutata in un frutto con la buccia bacata; e, solo per fortuna la muffa non ha ancora intaccato la polpa. Ne consegue che, oggi come oggi, il nemico da abbattere siamo proprio noi (e solamente noi) che – con i nostri comportamenti – abbiamo finito con il favorire il propagarsi di questa immane peronòspera. Sinché questa mutazione ‘in pejus’ non sia stata compresa, il frutto rischierà – sempre di più – di staccarsi dal picciòlo e di cadere dall’albero. E noi precipiteremo con lui!
Claudio de Luca






























