La pronuncia sul caso dell’ex capogruppo politico di Alleanza Nazionale in consiglio regionale del 2007 al 2011. Gli avvocati Lanese e Messere: “Per la prima volta si impone un nuovo processo”

Nella giornata di ieri la Sesta Sezione della Suprema Corte di Cassazione ha annullato con rinvio alla Corte di Appello di Salerno per nuovo giudizio, la sentenza con cui la Corte di Appello di Campobasso aveva confermato la pronuncia di condanna emessa dal Tribunale per il reato di peculato contestato ad Enrico Gentile, capogruppo del gruppo politico di Alleanza Nazionale in Consiglio regionale dal 2007 al 2011.

La pronuncia della Corte si inserisce nel noto filone delle cosiddette “spese pazze”, relativo alle modalità di impiego, ritenute illecite dalla Procura, dei fondi destinati al funzionamento dei gruppi politici, ed è una pronuncia particolarmente rilevante perché per la prima volta il Supremo Collegio, con riferimento ai fatti contestati agli ex consiglieri regionali del Molise, ha imposto un NUOVO GIUDIZIO, perché evidentemente quello che si è celebrato nella nostra regione, come sostenuto nel ricorso, non è stato un processo regolare e/o non si è concluso con una pronuncia sorretta da adeguata motivazione.

Di fatto da qualche tempo, in questa regione, si registrano, per le “spese pazze” che tali non sono state, solo sentenze di condanna, per tutti gli imputati e per tutte le spese contestate, il ché la dice lunga su un approccio molto discutibile e sicuramente non condivisibile dei giudici del merito.

Ad ogni modo, La Corte di Cassazione indicherà al giudice del rinvio i principi giuridici corretti a cui attenersi per pronunciare la nuova sentenza.

Nella convinzione che il capogruppo di AN abbia operato nella massima correttezza e trasparenza, come sostenuto da sempre in tutte le sedi, i sottoscritti difensori auspicano una definizione celere e positiva della vicenda processuale di Enrico Gentile ed una inversione di tendenza della giurisprudenza locale sul tema.

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