Era il 2 luglio del 2007 quando presso l’ospedale Cardarelli di Campobasso si inaugurò la “Tomografia pet/tac” ed il nuovo reparto di medicina nucleare. Si trattava solo di una delle tante iniziative del governo di centro-destra, di cui ero presidente, per l’arricchimento tecnologico degli ospedali pubblici molisani insieme all’acquisto di Tac, risonanze magnetiche in quasi tutti gli ospedali, angiografi nei tre centri per la terapia dell’infarto (Campobasso, Isernia e Termoli). Oltre a tanti interventi strutturali.
Il nostro obiettivo era solo uno: fornire alla nostra sanità pubblica strumenti in grado di offrire diagnosi straordinariamente accurate, in una regione come la nostra che conta un alto tasso di anziani. Con l’apertura del nuovo reparto di medicina nucleare, abbiamo tentato di aggiungere un ulteriore tassello di alta specializzazione ed eccellenza nell’articolato mosaico di una sanità pubblica regionale all’epoca in forte rilancio. I dati che abbiamo oggi, invece, sulla sanità del Molise dopo il governo di centrosinistra sono angoscianti: il Molise, insieme alla Sicilia, “si colloca in coda tra le realtà “più malate” del paese”.
La Regione Molise spende circa 90 milioni di euro l’anno per pagare le altre regioni perché i molisani vanno a curarsi altrove. E perché lo fanno? Perché le strutture pubbliche sono ridotte al lumicino non certo perché le nostre strutture non siano capaci di dare risposte. La terapia prevede un categorico NO ALLA CHIUSURADEGLIOSPEDALI anche perché la chiusura degli ospedali di Venafro, Larino e Agnone, in sostanza, non ha prodotto una riduzione dei costi. I costi attuali della sanità, con quelle chiusure, sono identici ai costi di quando quelle strutture chiuse funzionavano. “Nel 2017 ben 13 milioni di italiani hanno rinunciato a curarsi per motivi economici, per le lunghe liste di attesa o perché non si fidano del sistema sanitario della loro regione.
Oltre 320 mila “viaggi della speranza” dal Sud con bilanci in rosso per ben 1,2 miliardi di euro. Cresce la “democrazia sanitaria”: 357 milioni di euro pari ad un incremento del 15% rispetto al 2016. Il presidente di Demoskopika, Raffaele Rio, valorizza ciò che ho sempre sostenuto senza possibilità di smentita: “Razionalizzare la mobilità senza prima valorizzare le strutture sanitarie al Sud minerebbe il diritto alla salute principalmente dei cittadini meridionali”.































