“Nell’area posteriore al Pronto Soccorso di Isernia stanno prendendo le misure per montare una struttura della protezione civile per pazienti Covid. Nel Pronto Soccorso di Isernia già abbiamo individuato ed è funzionante, una zona, con percorsi nettamente separati, per pazienti Covid. Fino ad ora, una volta diagnosticato il Covid, questi pazienti vengono smistati verso la struttura di riferimento di Campobasso o a casa con l’assistenza dei servizi territoriali. .
È capitato, in alcuni periodi di dover trattenere e curare per più giorni questi pazienti perché Campobasso non aveva posti letto disponibili ed in alcuni momenti stavamo per collassare avendo tutti e sei i posti letto a disposizione occupati. Ma ciò che più preoccupa è la carenza di personale sia medico che infermieristico che si sta sobbarcando un carico di lavoro eccessivo con segni evidenti di stress e stanchezza. Il fatto di montare una struttura per altri posti letto Covid significa che anche Isernia dovrà diventare ospedale Covid.
Mi chiedo se oltre ai posti letto invieranno anche personale medico ed infermieristico per curare e seguire questi ammalati Covid. Voglio ricordare che io, personalmente, sono sotto processo per abbandono di paziente perché in una condizione di tempesta perfetta dove, con due medici due infermieri ed un portantino, curavamo una massa di pazienti in pronto soccorso, senza un attimo di respiro per dare possibili risposte a tutti, una paziente è deceduta.
Faccio presente che avevamo più volte denunciato la pericolosità della mancanza di personale e posti letto all’azienda ma anche al Prefetto ed al Procuratore Generale. Per quella paziente è stato fatto tutto il possibile in quel contesto ma io sono stato messo sotto processo.
Le responsabilità politiche di certe scelte non possono essere pagate dagli operatori. Se già siamo in una carenza bestiale di personale, chiamate personale militare, Emergency, Medici senza frontiera, Cubani, cooperative ad alto prezzo che si stanno organizzando o riassorbite il personale delle strutture private convenzionate, stabilizzandolo nel pubblico, ma non createci situazioni di lavoro peggiori di quelle da terzo mondo”.






























