di Giampiero Giunti

Nella sede politica di via Libero Testa si susseguono incontri e riunioni, si racconta a Isernia, per individuare un candidato sindaco per Palazzo San Francesco. Lui, Michele Iorio, è il politico a cui gran parte degli attori protagonisti si rivolgono per ottenere il nullaosta. La sua maturità politica consente di fare voli pindarici e di aprire dibattiti per la costruzione di alleanze, ma sempre “alla luce del sole” è il suo motto. Infatti il suo intervento sulle amministrative di Isernia, l’idea di una grande coalizione, l’indiscrezione di possibili nominativi da lui sostenuti hanno certamente aperto un dibattito politico che porterà, a breve, all’organizzazione di liste e candidati per le amministrative di Isernia.

“Il sindaco di Isernia non solo deve partire dalla sintesi dei partiti del centrodestra ma, soprattutto, deve essere espressione del principale partito della città”.

Inizia con questa affermazione il nostro incontro con Michele Iorio che è senza dubbio il principale esponente politico della città di Isernia che si vede nel rinnovo del consiglio comunale. Un’affermazione che potrebbe sembrare in contrapposizione con quanto dichiarato nei giorni scorsi e che partiva da un concetto basilare: “una situazione straordinaria come quella di Isernia avrebbe bisogno di una scelta straordinaria”. Ossia una mega coalizione, sulla scia delle alleanze momentanee del governo nazionale, che si riunisca su alcuni punti necessari a far ripartire la città. Un quinquennio di transizione, insomma, dove ogni partito dovrebbe fare un passo indietro e anteporre l’interesse del bene comune a quello della prevalenza del proprio simbolo.

“Certo, e resto convinto che questa sarebbe la strada giusta che ha però come base l’eccezionalità della situazione drammatica che vive la nostra città. Credo che però non ci sia la giusta maturità locale per poter attuare un progetto simile. Tanto è vero che gli esponenti politici di chi oggi favorisce a Roma lo stesso progetto non intravedono la stessa necessità per Isernia” sostiene il senatore che dice di prendere atto “con rammarico” delle reazioni di Pd e 5stelle.

Ma come si concilia la proposta della mega coalizione con la “sintesi dei partiti di centrodestra”?

“E’ chiaro che la soluzione straordinaria sarebbe stata non solo la sintesi dei partiti di centrodestra ma anche delle altre forze politiche . Vede, io sono convinto che per risollevare la china, i territori a partire da Isernia hanno bisogno che la Politica torni ad essere l’ arte di governare. Perché ciò avvenga c’è bisogno di uomini e donne che abbiano esperienza così come sono necessarie figure nuove che devono fare esperienza. In entrambi i casi la necessità prioritaria è quella di possedere sensibilità politica nei confronti dei cittadini e della numerose/ troppe vertenze che troppo spesso vengono lasciate alla buona sorte”.

L’unità del centrodestra è possibile? Cosa sta succedendo a Roma dove i leader dei partiti politici devono fare sintesi raccogliendo le istanze degli addetti al lavoro locali?

“Non solo è possibile l’unità della coalizione. Per chi come me è cresciuto nel mondo del partito politico non si può prescindere dalla soluzione “Prima il centrodestra”. Il punto di partenza perché la politica torni ad avere un ruolo centrale nella vita sociale e non viva nel distacco tra istituzioni e popolo è il tentativo di unità dell’intera coalizione intorno ad un candidato sindaco che sia espressione politica e, in quanto tale, sia espressione del principale partito nella città di Isernia. In questo senso trovo azzeccata la scelta che è sul tavolo romano e che porta il nome di Alessandro Altopiedi. Una scelta che ho condiviso a pieno con il coordinatore Di Sandro. L’unità della coalizione non può e non deve escludere poi l’apertura di un confronto con tutte le forze disponibili alla condivisione di un programma ”.

Dal Molise a Roma cercheranno di ostacolare il suo progetto delle larghe intese?

“E’ probabile. Me lo aspetto. Ma più per contrapposizioni personali che per questioni politiche”.

Quale potrebbe essere un’arma utile perché la classe politica torni ad essere credibile?

“La coerenza. Che non è da intendere solo come appartenenza partitica ma anche come consequenzialità tra ciò che si dice e ciò che si fa. E poi il coraggio di prendere decisioni. Armi necessarie per ricostruire il tessuto sociale e imprenditoriale di una città che merita di tornare a splendere”.

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