Il sindaco Brasiello ha Iniziato gli incontri propedeutici con i segretari di partito della coalizione di centro sinistra, per tentare politicamente di far rientrare i dissidenti nei ranghi e cercare di ricucire gli strappi per andare avanti nell’amministrare la città pentra.
La strategia dettata dalle consultazioni tra i partiti, si dirige verso il mantenimento delle deleghe assegnate ai medesimi assessori – senza cambiamenti – con un limite da spada di Damocle e ad orologeria. I limiti potrebbero essere dettati in base alle richieste del secondo documento firmato dai 10 consiglieri di maggioranza dissenzienti il 5 febbraio scorso.
Il sindaco dovrebbe stabilire obiettivi con un tempo massimo per portare a compimento i singoli programmi distribuiti agli assessori, che dovrebbero impegnarsi con report continui informativi sul lavoro svolto.
Ma cosa accadrebbe se il lavoro o i tempi non risultassero congrui: interverrebbe il sindaco e revocherebbe le deleghe agli inadempienti?
Il fatto di accondiscendere alla volontà dei 10 per continuare ad amministrare, non vuol dire stravolgere il modus operandi consolidato e applicato da tutte le amministrazioni, quello dettato dal voto dei cittadini.
I sindaci premiano, assegnando le deleghe sempre a chi ha catalizzato più consensi popolari. In questo caso il principio verrebbe stravolto.
Pur di trovare la quadra e dare continuità all’azione amministrativa, Brasiello potrebbe essere disponibile ad innescare un meccanismo anomalo di governo? Tutto da verificare.
Si paleserebbe una via di fuga verso un richiamo alle responsabilità da parte del sindaco agli ammutinati, con un documento, stavolta prodotto direttamente dal primo cittadino, e magari portato al prossimo Consiglio comunale, dove si potrebbe evincere proprio un accoglimento parziale delle istanze presentate dai dieci nel secondo documento. In questo modo il sindaco potrebbe leggere immediatamente tra i banchi l’assenso o il diniego dei suoi, verificando se vi sia la possibilità di continuare ad amministrare oppure andare alle urne.
Siamo sicuri che Brasiello non stia prendendo un granchio e giri intorno al problema senza volerlo realmente affrontare?
In molti tra i dieci dissidenti questo si chiedono.
Le consultazioni politiche, potrebbero risultare inique, portando un documento in Consiglio senza realmente intervenire con decisioni drastiche, potrebbe ottenere una clamorosa sfiducia.
Cosa dovrebbe fare realmente per continuare a governare?
Tra i 10 si sarebbero create due frange, la prima di consiglieri più esperti che ribadirebbero la necessità che vengano sottratte le numerose deleghe ai 5 assessori e redistribuite tra i consiglieri di maggioranza con “obiettivi a tempo” (allargamento di giunta).
La seconda cordata tra i 10 meno esperti, si accontenterebbe di far restare i 5 assessori in carica, con la riduzione delle deleghe e una decina di queste affidate direttamente al sindaco (senza allargamento di giunta) e le deleghe dei 5 controllate per “obiettivi a tempo”.
Considerando che Brasiello non ha ceduto le deleghe principali e più importanti, quelle riferite al Bilancio, all’Organizzazione del Personale e alla Polizia Municipale – di sua personale competenza – si ritroverebbe nel secondo caso descritto a gestire ulteriori 10 incombenze.
Premesso che nei mesi scorsi, il sindaco avrebbe palesato l’intento di distribuire anche alcuni incarichi di sua competenza, per la sopraggiunta gestione anche della presidenza della provincia, si andrebbe a caricare – con la seconda ipotesi – di inopportuni oneri gestionali.
Quali le remore per non distribuire ulteriori deleghe?
In fondo le criticità sono talmente tante in città e vi sono, sia in maggioranza che in minoranza dei validi tecnici che saprebbero ben affrontare le singole problematiche e gestirle in maniera adeguata.
Si distribuirebbero le responsabilità e gli incarichi affidati per obiettivi ai singoli potrebbero essere riscontrati con maggiore trasparenza. Si annullerebbero quelle contestazioni contenute nel primo documento portato dai dissidenti in Consiglio comunale, in cui si palesava una sorta di” setta a sei” tra sindaco e assessori che non lasciava trapelare nulla delle decisioni assunte, nella privazione delle principali regole di democrazia partecipata.
A dare maggior peso, nell’alternanza degli ultimi incontri avuti tra dissidenti e sindaco, dove non si è raggiunto un accordo, è il secondo documento prodotto dagli ammutinati, che palesemente, viaggia nella direzione di far restare i 5 assessori in carica – e tra le righe si legge in introspezione – un necessario allargamento di giunta per continuare ad accettare l’amministrazione Brasiello: come unica via percorribile per evitare una clamorosa sfiducia.
Pietro Tonti































