Ieri, lunedí 5 gennaio si è svolta a Pesche (Isernia) la manifestazione conclusiva del Premio Nazionale di Poesia “Il Presepe”, quest’anno alla XII edizione.




Vincitori i poeti di rilievo nazionale Giovanni Caso (Siano – Salerno), Fernanda Spigone (Segni – Roma) e Benito Galilea (Roma). Ma tra i finalisti molti i poeti di casa nostra: Ilenia Cibelli (Isernia), Raimondo Colardo (Isernia), Umberto Di Benedetto (Carovilli – Isernia), Gessica Di Lollo (Pesche – Isernia), Angelomaria Di Tullio (Pescopennataro – Isernia), Federica Filippone (Guglionesi – Campobasso), Carmelina Giacola (Bojano – Campobasso), Paola Patriarca Marinelli (Agnone – Isernia).
E di Venafro sono stati premiati Don Salvatore Rinaldi, Chiara Franchitti e Federica Passarelli, i quali hanno letto, molto applauditi, i loro componimenti.
Soddisfatti gli organizzatori e soddisfatta la Giuria – composta da Amerigo Iannacone (Presidente), Maria Benedetta Cerro, Aldo Cervo, Ida Di Ianni, Giovanna Maj, Giuseppe Napolitano e Debora Giancola – per l’ampia partecipazione e per la buona qualità dei testi.
Pubblichiamo il testo della composizione poetica di Don Salvatore Rinaldi dal titolo: Incarnazione
Natale: fine di una vecchia umanità.
Natale: si allarga, si accresce,
si espande la mia umanità.
Mi preparo a rivestirmi di questo nuovo
spazio e tempo offertomi
dall’umanità del Dio fatto uomo.
Adamo voleva diventare Dio;
sbagliò.
Questa notte Dio diventa uomo
per fare di Adamo un dio.
Gesù di Nazareth con la sua venuta
fa sì che l’uomo si appropri
della propria personalità.
È questa la notte da cui
l’uomo può rileggere la sua storia
come collaboratore di Dio.
Infatti non occorre più
cercare Dio nell’alto dei cieli;
ora Dio ha un volto come il nostro,
cammina sulle nostre strade,
ha fame, ha sete, sonno,
come tutti noi avverte la stanchezza,
la prostrazione, l’ingratitudine,
il bisogno d’affetto, di preghiera.
Come tutti avvertiamo.
Si, in questa notte
Dio si è inserito nella storia,
cioè nello spazio, nel tempo,
accanto ad ognuno di noi.
Ne condivide le ansie,
ne ascolta la voce,
fa sua la vicenda umana
con quanto essa ha di più grande,
ma anche di miserabile.
Nulla di quanto ci riguarda
gli è estraneo o indifferente,
perché la nostra sorte gli appartiene
come proprietà.
Questa è l’incarnazione
di quella notte santa: è il già.
Salvatore Rinaldi
(Finalista al Premio “Il Presepe” di Pesche)
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