L’avventura Oti volge al termine. Antonio Rosati costretto a lasciare dopo le ottime intenzioni iniziali di rilanciare il comparto tessile di Pettoranello di Molise. Oggi non ci sono più le premesse e il denaro necessario per affrontare l’operazione di acquisizione della Ith. Il capitolo Officine Tessili Italiane cadrà nell’album dei ricordi delle incompiute.
Rosati in carcere dall’inizio di novembre per una presunta frode fiscale da 250 milioni di euro, non ha più la forza di far fronte agli impegni assunti. La messa in vendita dell’azienda di Pettoranello è un atto che si attendeva da qualche settimana ed arriva puntuale l’ufficialità.
Chiamiamola sfortuna, ma nel corso degli ultimi anni non si è riusciti a trovare la quadra sul rilancio di questa azienda. Dal post Tonino Perna, un susseguirsi di negatività alimentate da speculazioni, hanno contribuito ad azzerare l’intera filiera produttiva. Speranze riposte prima su Bianchi, successivamente sulla Oti e Rosati tutte sistematicamente naufragate. Siamo di nuovo all’anno zero.
Cosa accadrà è la domanda a cui in questo momento nessuno ha risposte certe.
Nessuno vorrebbe nel futuro rivedere un film già visto.
Le parti in causa in questo momento a diverso titolo, e con interessi diversificati sono da un lato l’amministrazione regionale, che ha premura di ridare vigore all’economia attraverso il rilancio dell’azienda, offrire quindi certezze ai tantissimi cassa integrati e in mobilità della Ittierre che muovono le giuste pressioni affinchè si garantisca il futuro occupazionale.
D’altro canto vi è il prof. Chimenti Commissario Straordinario che ha il compito di traghettare l’azienda verso uno o più acquirenti, nella disponibilità di far quadrare i conti e offrire delle soluzioni sostenibili.
Gli elementi terzi sono i probabili acquirenti o gestori della fase di rilancio, che fortunatamente ci sono, nella consapevolezza che ancora la nostra terra è appetibile per guardare con moderato ottimismo al domani del settore tessile abbigliamento. In questo caso vi sono diversi nominativi di aziende più o meno importanti, più o meno solide, detentrici di Brand blasonati della moda: ma non basta.
Come si sta procedendo è legittimo appurarlo, e crediamo sia di fondamentale importanza in questo momento, in cui da mesi le maestranze attendono lumi e qualcosa in cui credere.
Normalmente si pensa che in questi casi si debbano porre in campo le sinergie politiche, amministrative gestionali, tra Regione e Commissario Straordinario. Evitare quindi che intervengano nelle proposte solo speculatori. Sperando che i soggetti interessati abbiano le dovute garanzie, insomma, non siano “prenditori” come in tanti si sono susseguiti in questa regione per gonfiarsi di denaro pubblico e fare il botto con il malloppo nelle tasche, mandando a casa genitori distrutti senza lavoro. Siamo certi che l’unità di intenti, dovrebbe essere alla base di ogni azione. In questo senso dovrebbe esserci condivisione sulle proposte analizzate all’unisono dai massimi esponenti amministrativi e commissario, evitando segreti e attese inutili. Si dovrebbe lavorare insieme per raggiungere il risultato, ma non è così. Risulterebbe un vero gap comunicazionale, tra i rappresentanti regionali e il Commissario, se non con domande certe e risposte vaghe, in attesa di decisioni terze, insomma, peggio di così non si potrebbe.
Il Prof. Chimenti interpellato dalla regione più volte per far visionare i capannoni di proprietà della Ith di Pettoranello di Molise ad aziende interessate, parrebbe, abbia sempre tergiversato, invece di mettersi a disposizione, rimandando e spiegando che anch’egli aveva nominativi e aziende interessate all’acquisizione, senza specificare di quali aziende si trattasse, rimandando al Ministero dello Sviluppo Economico eventuali decisioni sul da farsi, ed evitando di scoprire le carte in tavola, come se su questa vicenda vi dovessero essere dei segreti non rivelabili, nemmeno ai massimi rappresentanti amministrativi del popolo.
Il fatto continua ad essere assolutamente anomalo e questo riserbo sui probabili successori della Ittierre, giunta al terzo tentativo di rilancio, non è giudicata trasparente. Tanti nomi e nulla di fatto, da dover andare a scovare ipotesi non realizzate in precedenza, come l’offerta lanciata dal Gruppo Colella e poi ritirata; oppure il fondo d’investimento milanese Ikf. Ed ancora, un pool di imprenditori molisani seguiti da un commercialista – come è trapelato nelle maglie strettissime del riserbo sulla questione – che vorrebbero rilevare dei brand a quattro soldi e porsi a capo del rilancio di questa filiera tessile al parossismo, sfruttando le competenze tecniche gestionali di qualcuno già navigato nel settore. Potrebbe esserci di nuovo il Gruppo La Rinascente a rimettersi in gioco. Missardi spa, Max Company Spa e Casini maglierie hanno già palesato i loro interessi a rilevare le produzioni nel Molise, con investimenti rilevanti che diventano più sicuri con le misure di sostegno nazionali, qualora il lavoro dei nostri parlamentari e regionali fosse premiato e giungesse il riconoscimento di Area di crisi per le aree industriali depresse di Boiano – Pettoranello – Pozzilli.
Si, il lavoro dei nostri parlamentari e regionali che nonostante l’impegno profuso, giocano un ruolo minoritario rispetto all’autorità commissariale che da padre padrone deciderà sul futuro della nostra gente, sperando che non commetta errori, mentre tutti sono alla finestra in attesa del miracolo.
Reporter One































