di Giovanni Minicozzi
Oggi vi racconto una storia raccapricciante riferita ai posti letto di terapia intensiva disponibili nei tre ospedali pubblici di Campobasso, Isernia e Termoli.
Molti osservatori e anche alcuni addetti ai lavori tra il personale sanitario hanno sempre messo in dubbio la veridicità di quanto dichiarato a Roma dai vertici di Asrem e Regione circa la disponibilità di 39 posti letto per la rianimazione.
È verosimile che solo dopo la convenzione sottoscritta da Asrem e struttura commissariale con Neuromed e Gemelli Molise i posti di terapia intensiva siano stati incrementati.
Tale accordo, però, è stato formalizzato solo nelle scorse settimane e, dunque, per un anno intero molti pazienti Covid non hanno potuto usufruire del necessario servizio salvavita o sono stati costretti a essere trasferiti fuori regione con tutte le gravi conseguenze per la loro stessa sopravvivenza.
Ma torniamo all’attualità.
La storia che vi voglio raccontare parte dal 4 novembre 2020 quando il presidente della Regione Donato Toma, stretto nella morsa della seconda ondata della pandemia, inviò una nota all’ex commissario Domenico Arcuri e chiese strutture mobili per aumentare i posti letto di rianimazione.
Il 19 gennaio 2021 Arcuri inviò la sua risposta a Giustini, a Toma e al ministero della salute (nota che allego) con la quale accettava la richiesta e disponeva la realizzazione di tre strutture mobili da ubicare negli spazi esterni adiacenti gli ospedali di Campobasso, Isernia e Termoli da destinare all’incremento dei posti letto di terapia intensiva. Nelle intenzioni si tratta di 26 posti letto dei quali 10 al Cardarelli.
Per altro Domenico Arcuri scriveva testualmente:
“Tempo permettendo entro fine mese (gennaio 2021) le strutture verranno attivate”.
Così non è stato e solo nei giorni scorsi Toma e Florenzano hanno dato fuoco alle polveri mediatiche inaugurando la tendopoli del Cardarelli ma oggi i lavori sono ancora in corso.
In più mi segnalano che la tendopoli blocca tutte le uscite di emergenza dal reparto di radiologia.
Dunque la struttura non è operativa e oggi la ditta sta ancora realizzando il tunnel per collegarla al pronto soccorso.
Ma non finisce qui!
Infatti i bene informati e gli stessi Toma e Florenzano, nei loro roboanti teatrini mediatici, hanno già degradato la tendopoli dalla originaria destinazione per terapie intensive a area grigia per i pazienti in osservazione sospettati di essere contagiati.
D’altra parte la cronica carenza di anestesisti non consente nessun aumento di posti letto di terapia intensiva.
Oggi il Cardarelli dispone di soli sette anestesisti e due giovani specializzandi dopo che tre specialisti sono andati in pensione o sono in ferie pre-pensione e un quarto, contagiato Covid, è stato dirottato sul territorio.
Di più, i bene informati che lavorano al Cardarelli fanno sapere che i dieci posti letto realizzati nella tendopoli sono privi di respiratori.
Sullo sfondo resta il giallo relativi ai posti letto attualmente disponibili per il ricovero dei pazienti contagiati bisognosi della rianimazione per tentare di vincere la loro guerra contro il Covid.































