di T.A.

Dall’ins. Rosaria Alterio, indimenticabile educatrice di tante generazioni venafrane ed ancora oggi attivissima in ambito culturale tant’è le sue ricorrenti pubblicazioni, volentieri pubblichiamo il contributo che segue, quale spaccato preziosissimo di vita popolare cittadina. “È il giorno della scampagnata – attacca l’ex docente – tra gli oliveti del Campaglione. La partecipazione non è ora più così compatta e nutrita come nel passato, tuttavia sussiste e forse non si è interrotta nemmeno durante lo tsunami del Coronavirus. Come è nata questa tradizione tutta venafrana della Pasquetta del giorno dopo?  Qualche giovane non lo sa e il racconto di tale usanza da parte di chi proprio giovane non è più, può riuscire gradito o perlomeno incuriosire. E allora procediamo. Nella mattinata del lunedì “in Albis”, giorno dedicato altrove   a tale consuetudine, a Venafro invece, all’interno della Cattedrale, il Vescovo di turno, celebrava un solenne Pontificale che concludeva tutta la liturgia pasquale. Nel frattempo (questo però “nella notte dei tempi”) sul prato fuori i ragazzi che avevano seguito i genitori, sgusciavano silenziosi dalla chiesa per giocare tra di loro a “cava zeppe”, a “vrcciglie” o ad altri giochi di strada di   una volta. La maggior parte si univa a quelli più grandi per partecipare a una tombolata accosciati sull’erbetta, quando davanti alla Cattedrale non c’era ancora l’asfalto. Un vecchio venafrano, tale Erricuccio Cecere, arrivava sul Vescovado con un asino carico di bottigliette di gassose e qui guidava una rumorosa ed affollata tombolata. Il suo grido di battaglia iniziale e ripetitivo era “nummere è fore”.  In chiesa intanto il Vescovo, dopo la Messa, alla fine di una lunga predica, benediceva i presenti, le loro famiglie, i parenti, gli amici, i malati, gli assenti, insomma tutto il popolo di Dio; nominava ad uno ad uno gli abitanti dei paesi limitrofi e guai a dimenticare quelli di Ceppagna!  Se qualche Vescovo un po’ burlone fingeva di non menzionarli o lo faceva proprio alla fine, nell’oceano dei fedeli che gremivano la Cattedrale si avvertiva un mormorio di protesta: erano appunto gli abitanti della nostra frazioncina i quali ora rumoreggiavano palesemente. Poi, all’avvenuta benedizione, tornava la bonaccia. Il martedì perciò (e mi scuso per la lunga premessa) a Venafro la gente lo consacrava al “cummit” (convito), alla scampagnata tra gli uliveti del Campaglione dietro alla Cattedrale, intorno alla chiesetta della Madonna della Libera. Questa gita fuoriporta, chiamiamola anche così, non era solo per ragazzi o giovani, come lo è ora (i genitori, si sa, “rompono” e gli anziani si lasciano a casa con la televisione e le badanti), ma per le famiglie intere che allegramente si tiravano dietro pure i nonni per non “lasciarli soli”. E, in questo caso, non si allontanavano troppo: appena dietro al Vescovado, sul Castello, in una immediata campagna qualsiasi e perfino nel giardino davanti casa se questi ultimi erano impossibilitati a muoversi. Era un giorno riposante e gioioso per le donne che non dovevano finalmente cucinare. Nei cestoni di vimini c’erano infatti tutti gli avanzi della cucina pasquale: agnello in fracassè con uova e limone, ottimo anche freddo, pezzoni di frittata con le interiora dell’agnello, ma anche con salsiccia ed asparagi, pizze intere con le bietole (“canesciun”), abbondanza di uova sode. E ancora fette di pastiera, grossi pezzi di uova di cioccolato, non mancava mai un buon fiasco di vino paesano. Qualche canto, qualche suono di fisarmonica qua e là concludevano veramente le festività pasquali. E poi, sempre pian piano, il Vescovo è rimasto con pochissimi fedeli ad officiare il suo Pontificale: ora non si scomoda più nemmeno il vescovo, c’è solo quel sacerdote per una Messa in quella grande chiesa quasi vuota! L’innocente e rumorosa tombolata è finita da epoca immemorabile, i ragazzi hanno smesso di seguire i genitori… Attualmente c’è solo l’interrogativo “amletico”: I “Cummit” lunedì o martedì? I più goderecci e con uno stomaco di ferro lo fanno anche in tutti e due i giorni, altri, più sobri, quelli che non sanno nemmeno del tradizionale Pontificale, lo fanno tranquillamente il lunedì. I rimanenti alzano le spalle: -Sono cose passate, superate! – rispondono frettolosamente ai nonni che tentano di raccontare loro qualcosa. E si indirizzano verso altre spiagge”.

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