Il Molise così come l’intero ter- ritorio nazionale è stato travolto nelle ultime settimane da un’ondata di caldo e afa senza precedenti con temperature altissime anche nelle ore notturne rendendo difficile se non impossibile persino dormire. Se le aree costiere hanno beneficiato della brezza marina che ha reso sopportabile la sensazione di calura percepita e le zone dell’alto e dell’altissimo Molise registravano almeno nelle tarde ore serali una lie- ve e piacevole frescura alcune aree interne sono strette nella morsa nel caldo da ormai due mesi.
Nulla di anormale si dirà… siamo ad agosto e fisiologicamente fa caldo… in più è noto che il surriscaldamen- to del pianeta sta facendo registrare a livello mondiale anomalie e feno- meni ai quali dovremo tristemente abituarci.
Il problema appare di più complessa gestione nelle aree, specie quelle interne, dove il tasso di emissioni di CO2 presenti nell’atmosfera creare una sorta di bolla che amplifica la percezione di calore, aumenta il livello di umidità rendendo l’aria rarefatta e irrespirabile.
Tra queste. La salute prima di tutto?
senza dubbio la fa da padrone la Piana di Venafro una delle zone più inquinate dell’intera regione Molise che risente fortemente della vicinanza del termovalorizzatore Acea di San Vittore.
Ne è prova provata il fatto che anche durante il periodo di pandemia in cui il flusso dei veicoli che transitavano per la piana era ridotto ai minimi termini e le industrie del territorio, cementificio incluso, erano praticamente ferme i livelli di emissioni di biossidodicarbonio nell’aria risultavano inalterati.
Pare infatti che i fumi derivanti dal processo di termovalorizzazione dell’impianto alle porte del Lazio vengano spinti da correnti d’aria verso la Piana di Venafro la cui conformazione morfologica “a conca” fa sì che tali esalazioni contenenti monossido di carbonio, ammoniaca, carbonio organico e ossidi di azoto restino stagnanti in questa zona generando non solo esalazioni olfattive facilmente riconoscibili ma anche incrementando la percezione di calore e umidità.Un problema climatico dietro il quale vi è pertanto un’emergenza ambientale sui cui incombono due ulteriori campanelli d’allarme per gli abitanti dei comuni del Venafrano.
LA PRIMA è l’ipotesi di ampliare con la creazione di una quarta linea il Termovalorizzatore di San Vittore. Una strada fortemente spinta da Acea e sostenuta anche nel dibattito elettorale delle elezioni comunali di Roma dal momento che i candidati sindaci (Michetti in primis) identifi- cano proprio nell’impianto del basso Lazio il luogo dove decongestionare lo smaltimento dei rifiuti capitolini. Va detto che la Conferenza di Servizi indetta dalla Regione Lazio relativa al procedimento per il progetto di “Adeguamento impiantistico e sistemazione ambientale del termovalorizzatore di San Vittore del Lazio con la realizzazione di una quarta linea” proposto dalla Società Acea Ambiente srl ha trovato la ferma opposizione dell’amministrazione comunale locale ma la strada sembra tracciata e dicono… sarà solo una questione di tempo.
LA SECONDA è la paventata costituzione da parte di una nota azienda di smaltimenti che opera in Molise di un impianto a biogas usufruendo delle corsie preferenziali previste dal decreto semplificazione. Un’iniziativa questa senza dubbio in linea con gli obiettivi della transizione energetica essendo il biogas a tutti gli effetti considerabile una energia rinnovabile ma che mal si sposerebbe con la morfologia della Piana di Venafro che renderebbe stantio il cattivo odore generato dagli impianti di produzione appesantendo ulteriormente l’aria di questo territorio.
Insomma per gli abitanti di Venafro e dintorni il caldo potrebbe essere un problema stagionale che rischia dilasciareilpostoasituazionimolto più gravi in termini ambientali e pertanto di vivibilità della zona.






























