di Massimiliano Scarabeo
Ha dovuto farlo perché il costo del gas è salito alle stelle. Produrre non è più conveniente. Si sono fermate le macchine in tutti gli stabilimenti del gruppo: Camposampiero, Villa Lagarina, Mesola, Tolentino, Mantova e Capannari.
A dare la stangata finale è il costo per le energie ma anche quelli relativi al trasporto (con il caro carburanti) e delle materie prime, che hanno spinto l’azienda a mettere in cassa integrazione 400 dipendenti.
Si pensi che la carta ha un prezzo di vendita che si aggira attorno ai 680 euro a tonnellata ma i costi energetici per la sua produzione ora superano abbondantemente i 750 euro. A quest’ultima cifra vanno aggiunte le materie prime e il trasporto.
Questa è solo l’ultima, non la prima, storia di un’azienda che si è vista costretta chiudere la produzione. Qualche giorno fa è capitato alle Acciaierie Vicentine spegnere i forni e dirottare parte del personale verso turni di manutenzione e mettere i rimanenti in cassa integrazione.
Se il Governo non interverrà subito sui costi energetici togliendo le accise, i costi di distribuzione ed ulteriori oneri statali, favorendo l’approvvigionamento energetico a costi stabili per le imprese, presto vedremo tante saracinesche abbassate, cancelli di aziende chiusi per sempre, serrate e famiglie sul lastrico.
Bisogna intervenire subito.
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