di Michelangelo Merisi

Ore 11. Varca la soglia dell’Asrem l’Azienda sanitaria locale in Molise, una donna sulla quarantina. Cerca il servizio esenzione dal ticket. Ha subito un infortunio sul lavoro, ci racconta, e le hanno detto che ha diritto all’esenzione per gli esami diagnostici che deve effettuare. Dopo pochi minuti esce dalla stessa porta di via Ugo Petrella. Già fatto? Il nostro ottimismo viene smorzato. “Lo sportello è chiuso” racconta la donna a cui un operatore ha detto che hanno raggiunto il numero della giornata. Bontà loro. Per capire e vedere come funziona il servizio esenzione ticket concordiamo con la donna di ritornare il giorno successivo. Magari alle 8.30.

Si arriva all’Asrem.

Ore 8.45. Una fila lunghissima. Si cerca lo sportello esenzione. Chiuso. Di nuovo si cerca di bloccare qualche operatore che sappia dare una spiegazione. “Mi dispiace, se è chiuso è perché hanno raggiunto il numero”. Ma il numero di cosa? Verrebbe da chiedere ma non si fa in tempo. Tra le persone in fila ci sono persone infortunate e anziani. Tra questi ultimi chiediamo ad una donna.

Da che ora è qui signora?

“Dalle 7 di questa mattina. Sono la numero 20 ma è di nuovo tutto chiuso. E’ una settimana che vengo tutte le mattine”.

E così, via via, anche gli altri cittadini.

Questo avviene a piano terra. Qualche scala e si arriva al secondo piano, dai vertici Asrem.

Oreste Florenzano, direttore Generale.

Evelina Gollo, direttore sanitario.

 Antonio Lastoria, direttore amministrativo.

Loro ricevono solo quelli che contano e solo su appuntamento.

Florenzano poi, si racconta abbia optato con la porta a impronta digitale per non essere da meno al suo mentore, il governatore Toma, che è pure commissario alla sanità.

La domanda di “Futuro Molise” sorge spontanea: tra tutti voi c’è qualcuno che prova vergogna per i disservizi che fornite ai cittadini molisani nonostante i vostri lauti stipendi che percepite grazie alle tasse che questi ultimi pagano per farvi vivere nell’agio?

L’anziana signora tornerà agli uffici Asrem di via Ugo Petrella lunedì prossimo. Chissà se farà ancora una settimana di agonia nell’attesa che a qualche operatore venga richiesto un orario d’ufficio che vada magari dalle ore 8 alle ore 12.

La donna più giovane, invece, ha deciso: “ci rinuncio. Preferisco andare in un centro privato e pagare. Magari eviterò di imbattermi negli scarafaggi che vivono nella sala raggi dell’ospedale Cardarelli di Campobasso”.

30 euro e ti passa la sciagura di avere a che fare con la sanità pubblica. La sanità, ormai, della vergogna.

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