di Francesco Martino

Ieri sera, mentre ritornavo dal Cardarelli dove sto dializzando verso il mio alloggio di quarentena Covid a Campobasso, ho ascoltato a Zapping su Radiouno verso le 19.30 una chiarissima intervista fatta da Loquenzi a  dott. Carlo  Palermo, responsabile di Anaoo Assomed.Il professore, intervistato sui posti letto attivi e attivabili in ospedale, ha spiegato con chiarezza che tutte le Regioni di fatto hanno comunicato per le terapie intensive, per i posti letto Covid il totale dei posti letto attivati e  da attivare, per avere risultati migliori in merito ai tassi di occupazione e quindi per i parametri di classificazione in zone, ma solo pochissime regioni poi hanno proceduto ad attivarli realmente, mentre in quasi tutte le regioni sono rimasti sulla carta: di fatto sono rimasti pressoché attrezzati con personale e macchinari i letti già esistenti, senza seguire all’aumento figurato dei letti all’aumento delle dotazioni organiche di personale, per cui in realtà i parametri reali di occupazione erano di molto più alti rispetto a quelli figurati, con saturazione per il Covid e impossibilità di assicurare la cura dei pazienti non Covid, e gestendo la cosa con il personale esistente. Le assunzioni quando fatte, sono stati unicamente precarie, cosa che non fa bene alla sanità e alla crescita professionale, e anche il personale assunto per concorso è stato inferiori agli abbandoni. Questo perché di fatto è ancora vigente il limite della Riforma Madia, ma anche la norma vigente che limita la spesa del personale dal limite del 2004 diminuito dell’1,4%, e di fatto, il peggioramento delle condizioni di lavoro, sta portando ad un abbandono crescente del personale esperto verso altre attività più gratificanti nel privato. Di fatto, nessun aumento vero di personale, di posti letto, di terapie intensive. Bensì si sta proseguendo verso il dimagrimento del Sistema Sanitario Pubblico :nel Recovery per il personale non è previsto nulla, e anche il Governo nel DEF ha previsto questo dimagrimento, facendo passare, nel triennio 2022/2024  la spesa sanitaria sul PIL dal 7,6% al 6,7%, che, sommata alla contrazione del PIL stesso, significa di fatto riduzione di spesa. Dal Covid non abbiamo imparato nulla, le cose andranno a peggiorare nel settore sanitario pubblico senza invertire la rotta. Sia in ambito territoriale che ospedaliero.

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