di Tonino Atella

E’ la conferma dell’importanza della città molisana quando l’Urbe era la regina del mondo conosciuto.

All’esterno della Cattedrale di Venafro, esattamente sulla parete sud dell’attigua casa canonica che si affaccia sui primi metri della strada del Campaglione, la zona olivetata della città, è murata sotto un arco e protetta da inferriate una storica pietra su cui è inciso di un personaggio della Roma Antica la cui famiglia ebbe parte attiva nella decapitazione dell’oratore, politico, filosofo, scrittore e repubblicano Marco Tullio Cicerone (106/43 a.C.). Il famoso oratore era inviso al dittatore Antonio che nel periodo era in auge e che Cicerone tanto aveva avversato nel Senato dell’Antica Roma, pronunciando e scrivendo tra l’altro contro di lui le storiche “Filippiche” per rendere pubblicamente note le sue malefatte.

Conseguentemente il filosofo repubblicano era stato iscritto nelle liste di proscrizione -fatto che equivaleva a sicura condanna a morte- ed appunto venne decapitato dai sicari del dittatore nei pressi di Gaeta nel Lazio, dove tuttora riposa. Ebbene sulla pietra venafrana in questione -che è una iscrizione tombale, modesta nelle fattezze e mancante di talune parti tant’è che la stessa dicitura scolpita su di essa è solo parzialmente decifrabile- è detto di Marco Popilio, figlio di Caio Popilio, con quest’ultimo che partecipò attivamente all’uccisione di Cicerone, avvenuta nel 43 a.C. nella predetta cittadina laziale.

Sulla pietra, per quanto si riesce a decifrare dati i pezzi mancanti, è scolpito che Marco Popilio mentr’era in vita commissionò la lapide funebre (oggi murata all’esterno della Cattedrale venafrana) per se e per i suoi. Trattasi cioè di parte di un monumento funebre dell’epoca antica ideato dal personaggio innanzi citato, padre di uno degli assassini di Cicerone, per accogliere le spoglie mortali sue e della propria famiglia. Ma soprattutto attesta la consistenza sociale e la valenza politica di Venafro e dell’intera sua provincia ai tempi dell’Antica Roma, tant’è l’avvertita necessità nel secolo antecedente la nascita di Cristo della creazione del citato monumento funebre in territorio venafrano oltre duemila anni addietro. Ennesima conferma cioè del “peso” del territorio venafrano quando Roma era all’apice del mondo occidentale, controllandone idee, personaggi e destino.

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