di Giovanni Minicozzi
“L’assoluzione degli imputati e la vicenda giudiziaria veniva dibattuta anche al di fuori dei palazzi di giustizia; se ne interessavano la politica, le Istituzioni e lo stesso presidente della Repubblica del tempo, Giorgio Napolitano il 31 ottobre 2007 quando era intervenuta la sentenza di assoluzione di primo grado e non c’era stata ancora la decisione della Corte di Appello, in una sua lettera si esprimeva palesando la sua fiduciosa aspettativa negli ulteriori sviluppi del procedimento giudiziario”.
Tale ingerenza, quanto meno inopportuna rispetto all’autonomia della magistratura da parte di un Capo dello Stato Italiano, membro di diritto e Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, a guardarla con l’occhio lungo, preconizzava forse, seppur sotto altri aspetti, lo straripamento di un fiume oscuro inquietantemente inquinato, fino ad allora carsico, venuto alla luce da ultimo per le vicende dell’Associazione Nazionale Magistrati e del Consiglio Superiore della Magistratura” (Caso Palamara).
A parlare, anzi a scrivere queste frasi nel suo libro “SUL PROCESSO SI SAN GIULIANO”, ormai alla sua quinta edizione e che si consiglia di leggere per conoscere la verità della vicenda, è il famoso avvocato Arturo Messere, penalista del foro di Campobasso, che ha difeso con fermezza, scienza e coscienza gli imputati della tragedia di S. Giuliano di Puglia dopo il terremoto del 2002 che causò la morte di 27 bambini e della loro maestra.
Per quei fatti Arturo Messere non esitò ad assumere palesemente una posizione critica nei confronti dell’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano il quale, dopo la sentenza di primo grado che aveva assolto gli imputati, intervenne “a gamba tesa”, in una sua lettera, auspicando la condanna dei presunti colpevoli nei gradi successivi di giudizio.
Messere difese gli imputati più gravati, accusati anche di omicidio pluriaggravato, nei tre gradi di giudizio.
Con due ricorsi in Cassazione ottenne prima l’annullamento della condanna emessa dalla Corte di appello di Campobasso e successivamente, con il secondo ricorso, l’annullamento delle pene accessorie. Sin dal primo grado del giudizio aveva sostenuto, con il supporto di valenti scienziati, che il crollo della scuola era stato causato da un terremoto pari al nono grado della scala Mercalli, in una zona che non era ancora sottoposta alla normativa antisismica e non da colpe di coloro che avevano ristrutturato e sopraelevato la scuola, spiegando che nei processi si deve tener conto delle prove acquisite nell’istruttoria dibattimentale, del rispetto della legge e che bandendo ogni pregiudizio è sempre necessaria la serenità da parte dei giudici.
Al di là di tutte le riforme, ritenute più che mai urgenti ma oculate, per l’avvocato Messere è questo il senso vero di una “giustizia giusta” accompagnata dalla separazione delle carriere dei magistrati – per ristabilire il giusto equilibrio tra accusa e difesa – e da una effettiva responsabilità civile di coloro, tra essi, che sbagliano.
D’altra parte l’autorevolezza e la personalità di Arturo Messere sono straripanti tanto che in una delle sue piacevoli pubblicazioni intitolata “Scritti Irriverenti” non ha esitato a bacchettare quei politici e quei magistrati ritenuti incapaci di svolgere il loro compito.
Ho ritenuto opportuno ricordare il processo per il crollo della scuola Iovine nella imminenza delle celebrazioni del diciannovesimo anniversario della tragedia che sconvolse il mondo intero.
Infine un elogio è dovuto alla figura di Messere, grande avvocato penalista del nostro Molise, sempre coerente con le sue idee a difesa, soprattutto di coloro che hanno la voce debole, per una giustizia giusta e contro le devianze giustizialiste.
Peraltro è risaputo che Arturo Messere esercita la sua nobile e preziosa professione non solo nel Molise, perché nel corso dei suoi lunghi anni di attività sono stati a lui affidati processi penali delicati in tutta Italia, compreso, da ultimo quello relativo alla tragedia di Rigopiano in Abruzzo.






























