E se il popolo della sinistra si divide a metà si nota una divisione anche nello schieramento interno del Pd. Anche se Bersani a Porta a Porta ha cercato di ‘fare il duro’, il Pd è diviso in due. “Il governo non può dirci prendere o lasciare”, ha dichiarato Bersani da Vespa. “Un decreto non esiste in natura. La questione dell’articolo 18 bisognava affrontarla alla tedesca, non all’americana e così è venuta fuori una cosa che non condivido. Diventeranno tutti licenziamenti per cause economiche e se anche fossero giudicate non veritiere, il datore di lavoro se la caverebbe con 15 mensilità, si squilibrano i rapporti di forza, non bisogna necessariamente essere Susanna Camusso per dirlo”. Ma nel Pd sono in molti a non mandar giù la riforma del mercato del lavoro, a partire dal responsabile Lavoro del Pd, Stefano Fassina, che parla di “Fornero come Sacconi”. E Cesare Damiano, che boccia la modifica dell’art.18. E D’Alema afferma: “La riforma è un testo confuso e pericoloso”.
E sulla pagina Facebook del segretario Bersani i commenti non lasciano dubbi: “La riforma ‘Monti-Fornero’ è inaccettabile e il Pd deve dire no”. Vincenzo Angerano attacca: “A cosa altro pensate di metter mano dopo l’articolo 18, alla giustizia? Vergognatevi!”; Maurizio Marri, molto pragmaticamente, ricorda che tra un anno si vota: “Quando sarete in aula per votare questa indecenza, RICORDATEVI CHE NEL 2013 (se ci viene permesso) SI VOTA e allora sono c…i!!!!!”. Lapidario Gianni Amati: “Io ho sempre votato PD ma questa volta se l’articolo 18 verrà modificato no”. Stesso concetto di Anna Salvatori: “Se il PD voterà l’articolo 18,rinunci ad andare alle elezioni,noi lavoratori non ti voteremo!”.
Di Tommaso Cinquemani
(Fonte: Affaritaliani.it)





























