Si sta facendo un gran parlare in questi giorni del futuro dello storico Convento dei Padri Cappuccini di Venafro, da oltre cinque secoli affidato alla custodia dell’ordine della Provincia Monastica di Sant’Angelo e San Padre Pio di Puglia e Molise ma che è “in onore” di chiusura stante la carenza di religiosi della predetta Provincia Monastica. In effetti nelle prossime settimane dovrebbe arrivare la decisione ufficiale se tenerlo aperto o meno da parte della citata Provincia Monastica. E la cosa è tanto complessa e delicata che non si escludono proteste popolari nel caso si decida di chiudere il sito religioso, mentre anche associazioni e partiti politici scendono in campo perché non si chiuda il convento venafrano, attesa la sua lunga ed intensa storia religiosa. Ed è esattamente su tale aspetto che in questa sede è bene soffermarsi, ossia le ragioni che evidenziano necessità ed opportunità che il convento venafrano continui a funzionare in tutta regolarità e coi Frati continuativamente al suo interno. Due gli aspetti storico/ religiosi che spingono in tal senso : la presenza nella Cripta sottostante l’attigua Basilica, oggi eretta a Santuario, del Sarcofago coi resti mortali del Patrono San Nicandro, veneratissimo dalle comunità di fedeli di Venafro e dintorni, e l’aver ospitato sul finire del 1911 per 40 giorni il 24enne Padre Pio, da un anno Sacerdote. In effetti il Santo dalle Stimmate nel corso della sua missione religiosa stette complessivamente in dieci conventi della propria provincia monastica, esattamente a Venafro, Campobasso Monti, S. Elia a Pianisi, Serracapriola, Foggia Sant’Anna, San Marco La Catola, Morcone, Montefusco, Gesualdo e San Giovanni Rotondo. Il dato dice dell’importanza religiosa del convento venafrano e quindi della necessità della sua futura e piena funzionalità. Del resto proprio in ragione della presenza di P Pio nel 1911 tanti fedeli oggi continuano a frequentarlo per visitare la celletta dove il Frate stette e dove combatté e sconfisse le continue tentazioni demoniache. Anche in ragione di tanto, molti chiedono di confessarvisi ed incontrare i frati che vi vivono. L’altro aspetto perché il convento venafrano resti aperto : la plurisecolare custodia da parte dei frati del Sarcofago del Patrono San Nicandro nell’attigua Basilica/Santuario. “Non si può chiudere il convento -affermano contrariati i venafrani- e lasciare incustodito il Sarcofago del nostro Patrono. C’è bisogno di continuativa custodia e vigilanza e solo la stabile presenza dei Frati può assicurarla. Per tutte queste motivazioni chiediamo la piena funzionalità del Convento venafrano!”.

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