di Christian Ciarlante
L’emergenza Covid-19 che, da epidemia è diventata pandemia, sta evidenziando per l’ennesima volta, come l’Europa di oggi, sia malandata, in affanno e fuori dalla realtà. Matrigna insensibile, egoista e poco solidale: senza mezzi termini. Sta dimostrando tutti i suoi limiti in questo momento di grave emergenza sanitaria mondiale, in cui avrebbe dovuto, prendere in mano la situazione e mettere in campo tutte le misure necessarie per contrastare il virus.
Invece, è rimasta immobile, come un semaforo, in attesa di capire cosa fare per supportare la popolazione europea in difficoltà, tra cui quella italiana che sta subendo, al momento, il contagio più virulento. Quasi inerme, distratta, disarmata e senza una linea da seguire, l’Europa, non è stata in grado di reagire prontamente, ma ha “nicchiato”, forse, anche per l’effettiva incapacità a trovare soluzioni rapide al problema. Le dichiarazioni dell’avvocato affarista, Christine Lagarde, hanno avuto un effetto disastroso sulla già claudicante economia italiana, portando la borsa a perdere ben il 17 per cento in una sola giornata di contrattazione, oltre a far volare lo ‘spread’.
Madame Lagarde, si è mossa come un ippopotamo in una cristalleria. Ne avrebbe dovuto trarre le conseguenze, ma ha preferito non rinunciare al suo ruolo di presidente della Banca Centrale Europea. “Italia vi siamo vicini e aiuteremo imprese e settore sanitario”, queste le parole espresse dal presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen. Il “nuovo Fondo Ue” per l’emergenza Coronavirus non porterà risorse aggiuntive al nostro Paese. Niente finanziamenti ulteriori né trasferimenti. La Commissione europea consentirà soltanto ai governi di non restituire a Bruxelles i fondi Ue già stanziati e non ancora spesi.
A dimostrazione di come la parola “unità”, sia solo sulla carta, è stato sufficiente vedere come ogni singolo Stato europeo, ha pensato bene di trattare l’Italia in questa fase di emergenza. Per qualcuno, siamo la nuova Cina, gli untori da cui restare alla larga, c’è chi si è permesso anche di prenderci per i fondelli con uno spot raccapricciante. Abbiamo assistito di fatto alla fine di “Schengen”, infatti, molti Paesi, hanno blindato i confini. Impedendo, per di più, di far arrivare in Italia le mascherine che il governo aveva acquistato per sopperire alla mancanza delle stesse.
Un conto fermare la libera circolazione delle persone, altro bloccare le merci con conseguenze disastrose. L’istinto di sopravvivenza non puo’ prevaricare la solidarietà tra Stati che dovrebbero essere uniti sotto la stessa bandiera. L’Europa sta fallendo su tutta la linea: non c’è unità, non c’è solidarietà. Non sono stati concessi finanziamenti immediati all’Italia, non è stato supportato adeguatamente il nostro Paese sui mercati internazionali, non siamo stati difesi dalla speculazione, siamo stati lasciati soli. Come con i migranti, l’Ue, si è mossa solo quando ha capito che non poteva più farne a meno.
Non è concedendoci più flessibilità che si risolvono problemi con radici molto più profonde. Chi pensa ad una eventuale “Italexit”, non ha chiaro in mente, cosa comporterebbe fattivamente per una nazione come la nostra. Non siamo l’Inghilterra, non possiamo permetterci di navigare da soli a vista, non abbiamo la forza per affrontare tutte le conseguenze di un’eventuale uscita. Senza entrare nei dettagli, chi vuole, puo’ informarsi trovando in rete tutte le necessarie delucidazioni, su cosa comporterebbe “Italexit”.
O si rifonda, ex novo, l’Europa, mettendo al centro l’individuo e, non la finanza e le banche, oppure è decisamente inutile andare avanti tutti insieme. Ma quello che accadrebbe un minuto dopo la morte dell’Ue, sarebbe una bella incognita e nessuno conosce quali impatti avrebbe a lungo termine. Stiamo attenti alle decisioni che verranno prese in futuro, il Covid-19 cambierà tutto e sarà fondamentale saper guidare questo cambiamento non affatto in dolore.






























