di Christian Ciarlante

Celeberrima frase attribuita a Garibaldi, era il 15 maggio del 1860 (battaglia di Calatafimi). Durante lo scontro, il generale Nino Bixio suggerisce la ritirata, ma Garibaldi non è d’accordo e, rivolto al suo fido ufficiale, pronuncia la frase che rimarrà nella storia: Qui si fa l’Italia o si muore”. Esempio calzante, visto in ottica differente, ma molto significativo.

Ovviamente Giuseppe Conte non è Garibaldi, ma grazie a Germania e Francia ha ottenuto 209 miliardi di euro per far ripartire l’Italia. Sì, dobbiamo ringraziare il duo Merkel-Macron, perché senza di loro e con i “frugali” contrari, il nostro Paese sarebbe finito nel baratro. Conte, ha battuto i pugnetti sul tavolo minacciando l’Olanda, con scarsi risultati. Solo le pressioni di tedeschi e francesi, con annessi alcuni vantaggi per Olanda e company, hanno permesso lo sblocco della trattativa, arrivando all’accordo.

Al di là di tutto, va dato merito anche al premier di aver fatto le ore piccole per 5 giorni consecutivi con grande lucidità. Scherzi a parte, ha saputo giocare bene le sue carte, lisciando il pelo in modo sapiente, a chi di dovere, per trovare alleati forti: diamo onore al merito! Bene, detto questo, ora parliamo di cosa ci aspetterà per i prossimi 15/20 anni. Non sarà affatto facile, il percorso da seguire è costellato di ostacoli, per cui, gestire una montagna di denaro sonante può rivelarsi più complicato di quanto possa sembrare.

Non abbiamo margini di errore, siamo sorvegliati speciali, dobbiamo fare le riforme, ma soprattutto, far ripartire l’Italia. Siamo come Pantani ai piedi del famigerato “Mortirolo”, scalare la vetta, sarà impresa ardua. Ci stiamo indebitando maledettamente, nessuno c’ha regalato nulla, una buona fetta di miliardi va restituita, seppur a tassi molto agevolati. Archiviati i festeggiamenti, adesso, ci si chiede: quando e come arriveranno i fondi europei? Si parla della primavera 2021 e a rate.

Nel frattempo che si fa? Abbiamo detto no al Mes, 36 miliardi subito per la sanità, perché si teme di finire sotto la spada di Damocle della “troika”. Ma, anche senza, comunque saremo sotto la lente della Commissione europea che non ammetterà errori. Dunque, non resta che creare altro debito con un nuovo scostamento di bilancio, rischiando di entrare in un circolo vizioso. Stiamo attenti, se il Pil non tornerà a crescere a livelli degni di un Paese industriale, siamo ‘FOTTUTI’ (scusate il francesismo).

Il timore è che questo governo non sia in grado di affrontare una svolta epocale come quella di cui abbiamo necessità, pur consapevole che sarà il prossimo esecutivo a beneficiare delle risorse europee. Occorrono menti brillanti, capaci, fresche e lungimiranti guidate da un premier con gli attributi. Questo centro-destra, non è il condottiero adatto per vincere la nuova sfida che ci attende. Non spetta a noi fare nomi, ma tutti sanno chi potrebbe essere l’uomo della provvidenza.

Stamane, sembra che il buon Conte, abbia proposto l’istituzione di nuova “task force” per mettere in piedi un piano di rilancio economico autorevole, serio e lungimirante. Ecco, già partiamo male, visti i precedenti con il “Piano Colao”. Il governo c’è, se non è in grado di creare un piano di rilancio, si faccia da parte. Non è più tempo di scherzare e perdere tempo, qui c’è in gioco il futuro delle nuove generazioni.

“Ultimo treno ultima corsa”, annunciò la voce vacua dello speaker di Bruxelles, ora o mai più: “Qui si fa l’Italia o si muore”. In bocca al lupo all’Italia!

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