di Massimiliano Scarabeo
In questa foto vediamo i bambini italiani imprigionati nel campo di concentramento di Borovnica dell’ex Jugoslavia. Gli storici definiscono quello di Borovnica come il peggiore dei campi jugoslavi.
Nel campo di concentramento di Borovnica furono internate dagli jugoslavi fra il maggio del 1945 e l’agosto del 1946 alcune migliaia di italiani arrestati nel periodo di occupazione della Venezia Giulia da parte dell’Esercito Popolare di Liberazione della Jugoslavia. Le stime sui deportati, molto approssimative, vanno dai 10.000, quelle sugli scomparsi dai 5.000. Gli elenchi furono distrutti dall’OZNA, la polizia segreta jugoslava, per ordine di Josip Broz Tito.
La maggioranza delle persone internate nel campo di concentramento di Borovnica fu torturata e trucidata, i cadaveri furono poi occultati nelle foibe e fosse comuni. Le principali torture inflitte agl’internati erano di due tipi: la crocifissione e il trascinamento, che provocavano sistematicamente una lenta morte atroce di sofferenze; la crocifissione consisteva nel legare le mani della vittima dietro la schiena e poi a un palo che veniva issato in alto e lasciato così per giorni interi mentre il trascinamento consisteva nel far trascinare massi del peso di oltre 2 quintali a persone denutrite del peso di 30 kg circa.
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