di Christian Ciarlante
Iniziamo partendo dalle dichiarazioni rilasciate dal dg. Asrem nel corso di una riunione dell’“Unità di Crisi”, in data 20 marzo 2020.
“Per quanto concerne le strutture ospedaliere di Larino e Venafro, il Piano operativo emergenziale li include pienamente nelle misure assistenziali. Questi ospedali però sono strutture di comunità e hanno quindi una presenza più infermieristica che medica, oltre a non essere dotati di terapia intensiva. A Larino, infatti, dai sopralluoghi tecnici effettuati, risulta che le apparecchiature che un tempo venivano impiegate per la rianimazione sono inutilizzabili perché incomplete per quel che occorre ad una terapia intensiva nell’ambito delle attuali prescrizioni.
Per Venafro la situazione è simile. Ne consegue che allo stato non è ipotizzabile pensare di realizzare in quelle strutture due spoke Covid per la mancanza di posti di terapia intensiva, indispensabili ad alcuni malati di quel virus. Condizioni tecnico-scientifiche, invece, garantite negli stabilimenti sanitari di Campobasso, con l’Hub Covid, di Termoli e di Isernia, oltre che in altre strutture private presenti nel territorio regionale. Larino e Venafro al contrario, sono utilissime per ospitare pazienti che hanno bisogno di cure con livelli assistenziali meno complessi”.
Nottetempo, una colonna di ambulanze con diciotto persone positive al Covid, provenienti dalle residenze di Agnone e Cercemaggiore, è giunta al SS Rosario di Venafro. Una decisione che ha lasciato tutti di stucco, soprattutto alla luce delle dichiarazioni di cui sopra. La colonna di mezzi è entrata in città di notte, in un silenzio irreale, con i venafrani che hanno assistito con preoccupazione a quanto stesse avvenendo, sorpresi anche dal numero elevato di ambulanze. Non ci si poteva attendere applausi per il semplice fatto che quasi nessuno sapeva cosa stesse realmente accadendo.
Quando si è saputo che la destinazione finale delle ambulanze era il SS Rosario e che a bordo dei mezzi, c’erano pazienti Covid, in città è montata la rabbia. Più che rabbia, è meglio parlare di paura, anche perché tutti sanno in che condizioni versa il nosocomio cittadino. Ma si è palesato anche il timore per nuovi contagi in città. Sicuramente, una buona fetta della popolazione sarà solidale con gli anziani contagiati dal Covid, che non hanno nessuna colpa, sia ben chiaro, ma meritano di essere assisti e non lasciti soli. Nelle strutture dove si trovavano non avevano più, sembrerebbe, la giusta assistenza, infatti si stava creando una situazione simile a quella vissuta in una struttura nelle Marche.
Ora, a prescindere dal fatto che queste persone vanno aiutate e tutelate, con la speranza che possano guarire, non si puo’ fare a meno di chiedere conto su un’operazione che lascia molto perplessi. Regione, Asrem e Commissari alla sanità dovranno dare delle spiegazioni più che accettabili per giustificare una scelta che fino a qualche giorno fa sembrava impensabile. Cos’è cambiato dal 20 marzo, a oggi, al SS Rosario per renderlo struttura idonea alla cura dei pazienti Covid?
Sono state fatte tutte le valutazione del caso? Toma, ha parlato di assistenza “ad hoc” per gli anziani spostati nell’ospedale di Venafro, ma non è si è fatta menzione sui dispositivi individuali per far si che il personale sanitario operi in sicurezza. Personale medico e operatori sanitari, provenienti da dove? Come si è sopperito alla mancanza di posti di terapia intensiva, indispensabili ad alcuni malati di quel virus, qualora ve ne fosse la necessità.
Tutti aspetti su cui bisognerà fare chiarezza e non si esclude che possa intervenire anche la magistratura per far emergere la verità dei fatti. Infine, perché il Vietri di Larino, dove erano già in corso dei lavori, resta zona no Covid? In queste ore, però, si sta valutando di rendere spoke Covid anche il Vietri. Nel frattempo, restiamo in attesa di una conferenza stampa congiunta Regione-Asrem per avere delucidazioni in merito.






























