Ad Agnone, nell’antico casale ottocentesco della nonna, Stefania Di Pasquo, con il marito Tomas Torsiello, ha riportato la stella Michelin nella regione dopo più di vent’anni
“Il Molise esiste” recita il retro del menu cartaceo di Locanda Mammì, l’insegna che nel 2025 ha riportato la stella Michelin nella regione del centro-sud dopo oltre 25 anni di oblio. Esiste eccome, aggiungiamo noi, dopo aver avuto la fortuna di assaggiare la cucina conviviale e concreta di Stefania Di Pasquo, coadiuvata in sala dal maître e sommelier – nonché marito – Tomas Torsiello (inserito nella nostra speciale classifica dell’ultimo numero de Il Gusto dedicata ai 40 under 40 più influenti nel settore enologico). Il duo grazie al riconoscimento della Rossa può avvalersi anche di un altro primato: essere il primo ristorante molisano ad aver ottenuto la stella nella provincia di Isernia, sinonimo di un lavoro corale orchestrato minuziosamente nella piccola località di Agnone, famosa nel mondo per essere la sede della più antica fonderia di campane. «A livello personale è stata una grande soddisfazione – commenta Tomas Torsiello –, ma il valore aggiunto è stato conquistare il macaron in Molise, un territorio spesso abbandonato. Con il nostro lavoro stiamo dimostrando che nei piccoli borghi se c’è impegno e dedizione si possono ottenere grandi risultati».
La filosofia
Stefania di Pasquo decide di investire nel territorio della sua città natale dopo aver intrapreso un percorso formativo presso la Scuola di Niko Romito (dove rimarrà anche per uno stage presso il Casadonna Reale). Terminata l’esperienza torna ad Agnone per ristrutturare l’antico casale ottocentesco della nonna e dar vita così al suo progetto culinario. Dove un tempo c’era la stalla oggi sorge la graziosa sala del ristorante, mentre nell’ex fienile del piano superiore si estendono le sette camere da letto che ben presto verranno ingrandite e conseguentemente ridotte a quattro, per consentire agli ospiti un soggiorno più confortevole e duraturo.
«La rivoluzione di Locanda Mammì è iniziata quando sono arrivato stabilmente qui dopo la fine della pandemia Covid – racconta Torsiello –. Con Stefania abbiamo deciso di rimodulare tutto il sistema, con un restyling degli spazi e una cucina maggiormente incentrata sul territorio». Con l’ingresso in pianta stabile di Tomas – che aveva già provato l’ebbrezza del riconoscimento Michelin insieme al fratello-chef Cristian all’Osteria Arbustico di Paestum – e i successivi lavori, l’indirizzo si attrezza dunque degli attributi necessari per provare a entrare nell’élite della ristorazione gourmet, puntando su ingredienti a km 0 e ricette “semplici” da inserire nel percorso gastronomico.
La mission
«Il nostro obiettivo è far mangiare i clienti come in una casa di campagna» rivela il sommelier, che insieme alla chef può contare su un orto di proprietà e animali da cortile che sono tra i protagonisti dei tre menu degustazioni attualmente presenti in carta. Tra i signature ci sono infatti piatti come Risotto, ortica, kefir ed erbette di campo (quasi 15 tipologie diverse) e Pane, vino e caciocavallo, la merenda tipica del contadino locale che Di Pasquo trasforma in un dolce intriso di storia e avvincente all’assaggio. Non manca mai l’agnello, proposto nel tempo in diverse versioni tra cui quella odierna in cui viene accompagnato da cipolla ed erbe amare. Una cucina che Tomas Torsiello ama definire «territoriale, moderna e casalinga».
Prezzi low cost
Come detto in precedenza da Locanda Mammì sono tre i menu degustazione, rispettivamente a 60, 65 e 75 euro (ma si può ordinare anche alla carta), che annoverano di diritto il ristorante tra le insegne stellate più economiche d’Italia. «La politica dei prezzi è una scelta aziendale: non essendo in città devi motivare il cliente a venire da noi e il costo è inesorabilmente un fattore decisivo», dichiara Torsiello che aggiunge: «Vogliamo che la nostra sia una cucina a portata di tutti e grazie al casale di proprietà e ai prodotti locali riusciamo ad abbattere il food-cost. Il lusso di oggi per me nella ristorazione è proprio questo: un giusto compromesso economico e far mangiare delle pietanze “ordinarie” che diamo per scontate come un pollo, un coniglio o una verdura».
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