di Redazione
”Il licenziamento di 58 lavoratori dello stabilimento ex Unilever di Pozzilli è un atto intollerabile che non posso e non voglio accettare. È l’epilogo di una gestione manageriale e politica che definire fallimentare sarebbe un eufemismo: è una vera e propria offesa alla dignità di decine di famiglie e a tutto il territorio molisano. In questi quattro anni ho assistito a un processo di riconversione gestito con una superficialità disarmante da parte dei dirigenti Unilever. Nonostante il costante supporto tecnico di Invitalia ed Enea, che hanno fornito indicazioni chiare per rimodulare il progetto, l’azienda non ha saputo – o non ha voluto – seguire con attenzione il percorso tracciato. Questo dilettantismo strategico ci ha trascinati in un ricorso al Tar Molise che oggi viene usato come scudo. Voglio essere molto chiaro: gli accordi ‘abbozzati verbalmente’ e sbandierati in extremis dalla dirigenza non sono altro che un misero pretesto. È il tentativo disperato di costruire un capro espiatorio per coprire le proprie responsabilità e nascondere il fatto che il management non è stato all’altezza della sfida. A questo si aggiunge il fallimento totale della politica regionale. Più volte ho sollecitato personalmente i vertici istituzionali della Regione, ma la risposta è stata deludente: invece di difendere il lavoro, hanno contribuito a confondere le acque, avallando strategie che si sono rivelate penalizzanti per i lavoratori. In questo scenario di incertezza, tengo a ribadire la mia piena fiducia nell’operato di Invitalia e, soprattutto, nella figura del Prefetto. Ho voluto coinvolgere Sua Eccellenza fin dall’inizio, pur sapendo che la politica cercava di accreditarsi altrove. Oggi, i fatti dimostrano che avevo ragione nel chiedere il suo aiuto: il Prefetto ha seguito la vicenda con una lucidità e un’attenzione tali da poter confermare, oggi, che le mie preoccupazioni erano fondate e che la nostra linea era l’unica corretta. La Cisal non farà un passo indietro. Non permetteremo che a pagare il conto dell’incapacità dei dirigenti e dell’immobilismo della politica siano 58 lavoratori onesti. La nostra battaglia per la verità e per il lavoro continua, ora più forte di prima.” “Nella piena consapevolezza che gli inviti aziendali a ‘sperare in un miracolo’ non siano altro che tardive riflessioni interiori. Auspico che servano ai dirigenti per comprendere finalmente il male che, con le loro scelte, stanno arrecando a decine di famiglie: padri e madri di famiglia che oggi si ritrovano incolpevoli vittime di una gestione manageriale senza scrupoli. Chi ha il dovere di decidere dovrebbe ricordare che dietro ogni licenziamento non c’è un numero, ma la vita e la dignità delle persone.”
Antonio Martone – Segretario Cisal






























