«Le requisizioni avvengono quando i Comuni non collaborano. Se lo fanno non c’è nessuna necessità di requisire strutture per allocare richiedenti asilo. Se i sindaci non danno risposte i prefetti devono agire». Lo ha detto il ministro dell’Interno Angelino Alfano alla Camera dei deputati nel corso del Question time di ieri sulle iniziative in ordine alla requisizione di alcune strutture ricettive ai fini dell’accoglienza di immigrati richiedenti protezione internazionale.

Da ministro dell’Interno, ha proseguito Angelino Alfano, «mi sono sempre sforzato di trovare un punto di equilibrio tra diritto a protestare e la necessità di garantire l’ordine pubblico. Quanto successo a Goro non è lo specchio dell’Italia. I profughi vanno accolti e gli irregolari vanno rimpatriati, e l’Europa deve avere la forza di sostenerci».

Ciascuno di noi può scegliere il modello in cui specchiarsi, ha concluso il titolare del Viminale, «se io dovessi sceglierne uno sceglierei il dottor Bartolo, il medico di Lampedusa che non bada agli orari e che accoglie migliaia di bambini, donne uomini, o i ragazzi del liceo di Napoli che, in un giorno non scolastico sono andati sul molo ad aiutare i soccorritori mentre arrivavano e sbarcavano i migranti».

La decisone presa dal ministro Alfano rischia di alimentare ulteriormente il clima di tensione. I Comuni hanno tutto il diritto di ribellarsi contro i possibili espropri per ospitare i profughi. Sarà che i prefetti non sanno più che pesci pigliare per gestire l’emergenza immigrazione, ma con i diktat con si risolve nulla, anzi, si richia di avere altri episodi come quelli accaduti nel ferrarese. La decisione di Alfano farà arricciare il naso a molti sindaci e rischia di creare conflitti aspri con i prefetti in caso si verificassero gli espropri. Nervi a fior di pelle e la situazione, visti i continui sbarchi, non potrà che peggiorare.

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