di Pietro Tonti
Tutti i giorni, in troppi si allontanano dalla nostra regione in cerca di fortuna, sono giovani laureati che non faranno più ritorno nel Molise e presto saranno raggiunti dai genitori anziani che avrebbero preferito restare nella terra dei padri, nel leopardiano “natio borgo selvaggio” e costruire un futuro ai loro figli.
Fuggono i 50enni traditi dal lavoro
, dalle industrie fallite, dall’edilizia in cancrena e dall’impossibilità di reggere piccole e medie attività supertassate.
Il Molise si sta sfaldando, sta perdendo coesione sociale, speranza per il futuro: si preferisce emigrare. Emblematica la storia di una coppia di giovani sposi che in viaggio di nozze raggiungono l’Australia dove vivono alcuni parenti e decidono di stabilirsi agli antipodi per sempre. Purtroppo non sono soli, notizie giungono oramai con periodicità di coppie molisane che dopo il matrimonio tradizionale nella nostra regione partono per stabilirsi all’estero, lasciando città e paesi sempre più desolati.
Dalle 300.000 unità censite dall’ISTAT per il Molise, oggi con presumibile certezza siamo in realtà poco più di 200.000 anime ad abitare questa regione. Chi va via preferisce avere ancora la residenza nella sua città, ma vi è uno spopolamento oramai inarrestabile. Le colpe tante della vecchia e nuova politica, di cittadini remissivi e poco inclini all’indipendenza economica attraverso l’imprenditoria, sempre succubi del potente di turno.
Eppure avremmo tanto da dare in tranquillità, in peculiarità, in ospitalità, in storia. Vi è la dimostrazione tangibile dell’apprezzamento che hanno i pochi turisti che stazionano per qualche giorno da noi, restano incantati dai nostri borghi, dalla nostra gastronomia, da un clima cordiale e sereno che non appartiene ad altre realtà del mezzogiorno.
Quando quei pochi volenterosi decideranno di restare e proiettarsi verso la filiera dell’ospitalità, per attrarre quel target di turisti che amano i circuiti desueti rispetto alle grandi metropoli, non sarà troppo tardi.
Non bisogna scaricare sulla politica colpe che i cittadini hanno direttamente nell’evitare di credere in un progetto unitario che possa decretare uno sviluppo reale del tanto discusso e mai decollato turismo molisano. Prima i cittadini si sveglieranno con gli operatori del settore allo sbando e alla mercè dell’ospitalità “profuga” (come gli albergatori, costretti a fare business
con gli emolumenti dello Stato destinati all’accoglienza per non fallire), e prima si potrà far leva sulla politica per chiedere l’approvazione di leggi incentivanti.
In Emilia Romagna patria del turismo e dell’ospitalità italiana, le leggi regionali sono in funzione delle pressioni degli operatori turistici e non il contrario. Nella nostra regione, parrebbe che i cittadini aspettino idee da chi amministra sul turismo, non solo da oggi, ma da sempre, la risultanza è quella che abbiamo sotto i nostri occhi, l’esodo di massa, senza idee, senza futuro e con uno slogan più che veritiero se fosse apposto all’ingresso della nostra terra: “Molise: la regione dei turisti per caso!”
La verità descritta nella sua desolazione da Checco Zalone in un Molise da “Sole a Catinelle” è la cartina tornasole di come spesso si pensi al Molise, ad un territorio sospeso tra il deserto del Sahara e le Black Mountain, la terra di mezzo del Signore Degli Anelli, dove si è smesso di combattere per conquistarla e restare.
La terra dei vecchi, delle RSA dagli affari
d’oro e, dai giovani che sono sempre di meno.
La lotta reale per gli amministratori di oggi e di domani per questo territorio, sarà la programmazione, in settori fondamentali quali il turismo e l’agricoltura per non far allontanare definitivamente chi vuole ancora restare, fare sacrifici e godere dei proventi del proprio lavoro
.
La programmazione non può essere astratta, i molisani dovranno avere le idee chiare su come sviluppare reddito
attraverso le opportunità e nuove filiere. La sinergia con le facoltà universitarie di Agraria e del Turismo saranno di fondamentale importanza per mutuare progetti e farli propri. La volontà, dovrà essere stimolata dalle associazioni di categoria che dovranno saper comunicare a vecchi e nuovi affiliati le possibilità di reddito
. Bisognerà evitare di piangersi addosso, uscire dai luoghi comuni e chiedere agli amministratori, dopo aver stilato business
plan” credibili, e creato cooperative sostenibili, i dovuti contributi. Dovrebbe essere abbastanza semplice, a questo punto, attingere da quella pioggia di milioni di euro disponibili attraverso il PSR e i POR, oltre 320 milioni di euro che rischiano di non essere spesi, ma se utilizzati secondo metodo e progettualità, possono ancora invertire la tendenza di un Molise nella rotta di un inesorabile declino: forse la volontà politica oggi c’è, ma mancano i molisani.






























