di Redazione

La sanità pubblica in Molise continua a vivere una crisi profonda e strutturale, fatta di carenza di personale, servizi ridotti e conti sempre più in affanno. Una situazione che da settimane è diventata anche simbolica: da oltre 40 notti il sindaco di Isernia, Piero Castrataro, dorme in una tenda davanti all’ospedale “Veneziale”, per protestare contro nuovi tagli e chiedere certezze sul futuro del presidio sanitario. Il quadro si è aggravato ulteriormente con il parere negativo del Collegio dei revisori dei conti sul bilancio preventivo 2026 dell’Azienda sanitaria regionale (Asrem). Un giudizio che, non può essere archiviato come un semplice intoppo tecnico: non è un problema burocratico nma l’attestazione di un fallimento gestionale sistemico. L’ultima misura contestata riguarda la riduzione drastica delle guardie mediche. Con un decreto del commissario, i poli di continuità assistenziale passeranno da 44 a 16 a partire dal prossimo 1° aprile. Le Case della comunità resteranno aperte per 16 ore al giorno, mentre i poli di guardia medica attivi scenderanno a soli 12.  «Ancora una volta  si tagliano servizi essenziali ignorando i territori, quando potrebbero essere colpite altre voci di spesa» dice Castrataro. Sulla stessa linea la sindaca di Casacalenda, Sabrina Lallitto, che parla di un vero e proprio “abbandono mascherato da riforma”, con presìdi sanitari di fatto cancellati dalle mappe. La tenda davanti all’ospedale di Isernia è comparsa il 26 dicembre scorso. Le risposte, però, non convincono. Si parla di possibili deroghe di un solo anno, una soluzione che rappresenta «l’anticamera della chiusura» e che lascia nell’incertezza medici e operatori sanitari. I numeri raccontano una sanità in forte difficoltà. Secondo l’ultimo rapporto della Fondazione Gimbe, il Molise è tra le regioni che spendono di più in sanità pro capite (2.235 euro l’anno), ma resta sotto la soglia dei Livelli essenziali di assistenza. Il dato più critico riguarda i medici ospedalieri: 1,45 ogni 1.000 abitanti, il valore più basso in Italia. Anche gli infermieri sono pochi: 4,6 ogni 1.000 abitanti, sotto la media nazionale. I concorsi vanno spesso deserti e l’Asrem è stata costretta a stipulare convenzioni con medici provenienti da altre regioni o con titoli conseguiti all’estero. A descrivere cosa significhi oggi curarsi in Molise è Massimo Peccianti, segretario regionale di Anaao Assomed: «È una lotteria. Se non hai un’urgenza puoi aspettare mesi, altrimenti l’unica strada resta il Pronto soccorso, con attese anche di un’intera giornata. È l’unico sistema che regge, ma andrebbe potenziato prima di tutto». Il problema principale, secondo Peccianti, resta la carenza estrema di personale: «I concorsi vanno deserti, molti bandi non coprono neppure la metà dei posti. Mancano medici soprattutto nei Pronto soccorso, nel 118 e nella guardia medica. Anche le visite specialistiche soffrono, soprattutto nei fine settimana». A questo si aggiungono liste d’attesa lunghissime, disfunzioni croniche del sistema di prenotazione e strategie gestionali che, negli anni, hanno finito per spingere i cittadini verso il privato o fuori regione, aumentando i costi per la collettività. A fronte delle difficoltà del pubblico, cresce il peso della sanità privata accreditata, che nel 2023 ha assorbito il 28,7% della spesa sanitaria regionale, una delle percentuali più alte d’Italia. Il Molise è così diventato un caso unico: ai vertici sia per mobilità sanitaria attiva che passiva, con pazienti che arrivano da fuori regione ma anche molisani costretti a curarsi altrove. La sanità molisana è commissariata dal 2009. Secondo la Corte dei conti, il disavanzo ha superato i 120 milioni di euro. L’ultima legge di bilancio ha previsto 90 milioni di euro di aiuti statali, ma l’erogazione è vincolata all’approvazione di un piano di rientro entro il 2027. Un obiettivo che, secondo le opposizioni, rischia di essere irraggiungibile. Il Piano operativo, necessario anche per sbloccare le risorse, non è ancora stato approvato, alimentando nuove tensioni politiche e istituzionali. Non è una questione di parte, ma riguarda il diritto alla salute di 300mila persone. Alla fiaccolata di dicembre, che ha portato in piazza oltre 7mila cittadini, non era presente alcun esponente della giunta regionale. Tra i cartelli esposti, uno sintetizzava il sentimento diffuso: “Chi taglia la sanità uccide due volte”. In una regione che ha già visto chiudere gli ospedali di Larino e Venafro, il timore è che il passato possa tornare a ripetersi. E che la crisi della sanità molisana continui a essere, ancora una volta, un’emergenza senza risposte.

fonte e foto: il fattoquotidiano

 

 

 

Articolo precedenteFondo per lo sviluppo delle montagne: 200 mila euro al Comune di Pietracatella per il turismo sostenibile e la valorizzazione del territorio