di Angela Mazzaroni
Il primo articolo della Costituzione Italiana recita: “L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.” Ma purtroppo, il lavoro da fonte di sostentamento e di crescita, sta diventando scenario quotidiano di morte. Dall’inizio dell’anno si sono verificate circa 408 vittime sui luoghi di lavoro, che diventano oltre 700 con i morti in itinere e sulle strade.
La fascia d’età delle vittime è compresa tra i 20 e i 60 anni. I settori i cui si rilevano, in termini infortunistici, i maggiori aumenti sono i settori legati all’attività industriale, vale a dire l’industria metallurgica e metalmeccanica, segue il settore dei trasporti e quello agricolo. Nell’Italia industrializzata del nord si è verificato un aumento degli incidenti sul lavoro di quasi il 20% in più rispetto all’Italia centro meridionale.
Il progressivo aumento di incidenti e di morti sul lavoro che sta investendo il nostro paese ha diverse motivazioni. In primo luogo la mancanza di una cultura della sicurezza, che dovrebbe essere insegnata già nelle scuole superiori professionali. Inoltre, la crisi economica, ha prodotti due effetti negativi nell’ambito della sicurezza lavorativa.
Da un lato ha reso sempre più precaria la manodopera e quindi meno formata all’utilizzo delle macchine, dall’altro ha spinto molte aziende a rinunciare ad investire in nuovi macchinari e quindi a mantenere in funzione impianti datati e con scarsa manutenzione. Ma anche sul versante dei controlli, il nostro paese risulta carente. Statisticamente solo il 3 % delle aziende riceve una visita ispettiva e anche nei casi di controllo, il sistema preventivo italiano risulta talmente frammentato da rendere complessa qualsiasi verifica. Nei casi più gravi, in cui le aziende finiscono sotto processo ci si scontra con le lungaggini burocratiche e con le difficoltà di effettuare indagini.
Nonostante un grande impianto legislativo, la non attuazione delle norme comporta effetti negativi e incertezze sia nell’assenza di tutela dei lavoratori sia nella gestione della prevenzione da parte dei datori di lavoro. La strage dei morti sul lavoro merita una profonda analisi perché rivela, meglio di qualsiasi altro fenomeno, il carattere intrinsecamente e strutturalmente contraddittorio dell’attuale sistema lavorativo italiano. Si deve ricordare come la possibilità di essere licenziati rende ricattabili i lavoratori che si oppongono a svolgere un lavoro pericoloso e quindi di conseguenza riduce le denunce in caso di situazioni lavorative non adeguate, aumentando il rischio di possibili vittime.
Il grido d’allarme che proviene dal mondo del lavoro merita una risposta da parte delle istituzioni, che devono intervenire in maniera forte sui temi della salute e della sicurezza sul lavoro, nel quadro di una coordinata strategia nazionale e territoriale che rafforzi il sistema della prevenzione in ambito lavorativo. La prevenzione, la tutela e la partecipazione devono diventare le priorità e gli obiettivi di un percorso da perseguire per raggiungere dei risultati chiari e definitivi.






























