CHE BRUTTA DESOLAZIONE IL CONVENTO FRANCESCANO DI VENAFRO CHIUSO E AL BUIO NOTTETEMPO
Di mattina arriva un frate francescano dal Convento di Isernia, a cui quello venafrano è oggi aggregato, ed apre la Basilica di San Nicandro a Venafro perché vi si possa entrare per una preghiera ed un momento di raccoglimento, mentre l’attiguo Convento Francescano resta continuativamente chiuso. Quindi prima che faccia sera sempre in Basilica si recita il S. Rosario e si celebra la S. Messa da parte dello stesso religioso. Dopodiché, in assenza di altro, il frate riprende la strada per il capoluogo, spegnendo luci e chiudendo Basilica e Convento, che conseguentemente restano al buio e deserti la notte intera. Questo dall’estate scorsa, dopo le innovazioni introdotte dalla Provincia Monastica Francescana di Puglie e Molise che ha dovuto fare i conti col calo dei frati dell’Ordine quale conseguenza del riduzione delle vocazioni. Innovazioni “forti” che sin dall’inizio in tanti a Venafro non hanno condiviso ricordando la ben diversa vita socio/religiosa all’interno del Convento, con decine di giovani studenti nelle scuole pubbliche venafrane e tanti religiosi francescani continuativamente presenti ed assai attivi. Oggi invece si è giunti a dover chiudere del tutto lo storico Convento nottetempo per quanto appena scritto ! Detto che i fedeli venafrani continuano positivamente a frequentare l’attigua Basilica affollandola in occasione dei riti giornalieri, resta la desolante immagine del Convento chiuso e al buio notti intere! Uno spettacolo che non piace affatto ad alcun venafrano, soprattutto in ragione della millenaria fede popolare per il Martirio del Patrono San Nicandro che vi si consumò nel 303 d.C. e i cui resti mortali sono custoditi nella sottostante Cripta in Basilica ! Proprio in ragione di tanto, i venafrani auspicano che in un modo o nell’altro qualche novità possa finalmente sopraggiungere, consentendo ai frati della Provincia Monastica di Puglie e Molise di tornare ad abitare nottetempo lo storico Convento, da oltre cinque secoli affidato in custodia all’ordine monacale di S. Angelo e S. P. Pio.
- A.






























