di Redazione
Una petizione popolare che ha coinvolto decine di persone. Esponenti del mondo politico. Intellettuali. Addetti ai lavori. Cittadini. In tanti si sono mobilitati. In tutto il Molise. Sottoscrivendo il grido di dolore lanciato, ancora una volta, dall’Associazione Giovannitti di Oratino. Perché 15 anni dopo l’inspiegabile rimozione delle sculture in pietra, realizzate nel 1992 dal M° Renato Chiocchio e raffiguranti le stazioni della Via Crucis, ancora non si scrive la parola fine su una vicenda che ha davvero del surreale. Le opere, infatti, nel 2011, furono rimosse dalle navate laterali della Chiesa di Santa Maria Assunta di Oratino. Per essere sostituite da anonime formelle in gesso di nessun pregio artistico. Da allora, sono stati tanti i tentativi portati avanti per farle ricollocare nel luogo originario. Lì dove l’allora Arcivescovo di Campobasso – Bojano, Mons. Ettore Di Filippo, le aveva benedette. Restando estasiato da tanta bellezza e commuovendosi dinanzi a quelle opere, uniche e originali. E lì dove la Sovrintendenza aveva autorizzato la loro collocazione. Ecco, quindi, questo ulteriore tentativo. Una raccolta firme. Inviata, qualche giorno fa, al Ministro della Cultura, al Prefetto Vaticano del Dicastero per la Cultura e l’Educazione e, per opportuna conoscenza, all’attuale Arcivescovo di Campobasso – Bojano. Allo stesso prelato che, solo un anno fa, incontrando una delegazione di oratinesi, in rappresentanza delle varie associazioni presenti sul territorio, aveva proposto una soluzione. L’installazione delle sculture nei locali sottostanti l’altare centrale della Chiesa. L’interrato ricavato dallo sgombero della fossa mortuaria, durante i lavori di ristrutturazione del sacro edificio, avvenuto negli anni ’90. L’idea fu accolta favorevolmente da una parte della delegazione. Non dall’Associazione Giovannitti e da altri cittadini che la videro come un’ulteriore umiliazione per la storia e la tradizione della comunità oratinese. Una comunità da sempre amante della bellezza e fortemente legata ad una secolare vocazione artistica. Una proposta rigettata anche perché la collocazione delle sculture in quei locali non avrebbe garantito una fruizione sicura dell’area. Comunque, nonostante questo, da allora, nulla è stato fatto. La proposta non ha avuto seguito e ad oggi le sculture sono ancora chiuse negli scatoloni in cui vennero riposte nel 2011. Ora, la speranza è che i soggetti interessati dalla sottoscrizione popolare raccolgano la richiesta dei firmatari, intervenendo concretamente e restituendo la giusta visibilità e il dovuto rispetto a quelle sculture che rappresentano uno dei pochi casi di Via Crucis in pietra presenti sul territorio nazionale. E, vale la pena sottolinearlo, furono donate alla Parrocchia da tre cittadini oratinesi.





























