Il PD molisano targato Frattura-Fanelli è destinato a perdere e le candidature messe in campo in vista delle elezioni politiche mettono in luce la fine ingloriosa dei democratici. I candidati in corsa alla Camera e al Senato, come detto in un precedente articolo, sono deboli e non hanno “appeal” sull’elettorato. La base ha mal digerito le scelte calate dall’alto e i molisani difficilmente voteranno chi è stato artefice del disastro socioeconomico del Molise. La mossa a sorpresa di candidare il presidente di Confindustria Molise, non è sufficiente a far rialzare le quote del PD.

Ma i guai del Partito Democratico non finiscono qui perchè il partito di Renzi è sotto accusa per gli impresentabili candidati nelle sue liste. A quanto pare oggi è diventato anche il partito degli impresentabili. Non ci possono essere altri commenti rispetto all’esito uscito fuori dalla tragicomica direzione del partito in via del Nazareno. Le candidature del Pd rispecchiano in pieno quello che è diventato il partito: un ricettacolo di personaggi con guai giudiziari che ancora vanno a caccia di poltrone.

Tentata concussione, peculato, omissione di atti d’ufficio, voto di scambio, corruzione. Sono alcuni dei capi di accusa – in ordine sparso – contestati ad alcuni degli esponenti Dem finiti nelle liste. Come riporta Il Fatto quotidiano, nelle liste della Campania il Pd ha messo almeno sei tra imputati e indagati per reati contro la pubblica amministrazione. E non solo. Si parte con Piero De Luca, figlio del governatore, imputato per bancarotta fraudolenta per il crac Ifil, società satellite degli appalti del “sistema Salerno” quando il padre ne era sindaco. Poi c’è il caso di Umberto Del Basso De Caro, capolista al plurinominale di Benevento ed Avellino per la Camera, indagato per tentata estorsione e voto di scambio.

Al collegio plurinominale della Camera di Salerno spicca poi il vice sindaco di Salerno Eva Avossa, imputata per abuso d’ufficio. Ma la lista, sciorinata dal Fatto, non finisce qui. Ci sono poi anche Nicola Marrazzo, imputato per peculato nel processo per la Rimborsopoli della Regione, e Angelo D’Agostino, ex di Scelta Civica rinviato a giudizio nel maxi processo di Roma su un presunto giro di mazzette. Infine, c’è l’ex sindaco di Agropoli Francesco Alfieri, “imputato per omissione d’atti d’ufficio per aver lasciato in uso al ‘clan degli zingari’ tre case confiscate e nella disponibilità del Comune di Agropoli”. In Sicilia i Dem preferiscono il nipote del boss al dirigente vittima della mafia.

Nel Lazio il Pd blinda due imputati per i rimborsi. E ricandida i 39 “non ricordo” di Micaela Campana. Anche in Calabria il Partito Democratico a deciso di puntare su personaggi a dir poco discutibili. Ancora una volta il rottamatore, che doveva usare il lanciafiamme, ha finito col cedere alle pressioni dei soliti potentati politici, candidando proprio coloro i quali si sono resi responsabili negli anni del saccheggio delle risorse destinate allo sviluppo economico della Calabria.

Perché quello che interessa a Renzi non è tanto la moralità, l’etica, l’onestà dei candidati, ma la loro capacità di raccogliere voti. Questi sono solo alcuni esempi, ma leggendo la lista stilata da Il Fatto quotidiano si puo’ avere una visione più chiara degli impresentabili presenti nelle liste dei democratici. Gli ultimi sondaggi danno il PD in drastico calo, per cui il segretario è disposto a tutto pur di salvare capre e cavoli. Nelle condizioni attuali sia per Renzi, a livello nazionale, che per Frattura, a livello regionale, si prospetta, salvo miracoli, una sonora sconfitta.

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