di Redazione
Le notizie che stanno emergendo in queste ore sul nuovo Piano Operativo Sanitario 2026-2028 del Molise impongono una riflessione attenta e non più rinviabile – comunicano Elisabetta Brunetti e Luca Fusari, delle Segreterie Regionali Fp Cgil Molise e Fp Cgil Abruzzo Molise. «Il documento, adottato nell’ambito del piano di rientro, ridisegna in modo significativo la rete sanitaria regionale, orientandola verso una logica di centralizzazione dell’offerta. Questa logica di ristrutturazione non parte da un’analisi attenta dei bisogni territoriali per poi arrivare a costruire, in base a questi dati, l’assetto da dare ad ospedali e servizi. Si assiste ad un vero e proprio sacrificio del servizio pubblico che diventa sempre meno attrattivo e, in mancanza di risposte, la migrazione passiva dei pazienti molisani aumenterà notevolmente. Questo quadro delinea anche un sistema teso alla protezione dell’ambito esistente per il privato convenzionato, con la possibilità di espansione dello stesso, infatti la migrazione attiva da altre regioni, legata a specifiche prestazioni del privato convenzionato, continua incessantemente. Entrando nel merito, le misure previste sono preoccupanti e pericolose: chiusura del Punto Nascita di Isernia, disattivazione dell’Emodinamica a Termoli, riconversione dell’Ospedale Caracciolo di Agnone in Ospedale di Comunità, con mantenimento di un Punto di Primo Intervento, e concentrazione delle funzioni complesse su Campobasso. Con l’alibi di scelte motivate da esigenze di equilibrio finanziario e di adeguamento agli standard nazionali, tutto finisce per tradursi in un arretramento dei servizi nei territori e nelle aree interne. In particolare, nel nostro territorio, che è caratterizzato da un elevato indice di invecchiamento, la tenuta del sistema sanitario, non può prescindere da una programmazione che tenga conto della crescente domanda di assistenza per le persone fragili, in particolare nelle aree interne. Il Molise rimane e si dimostra sempre più regione sperimentale per la trasformazione di un sistema pubblico universalistico in un sistema privato i cui costi ricadranno sempre più sui cittadini. Sul fronte del personale pubblico, impiegato nei vari servizi, si assiste ad una vera e propria fuga dei professionisti verso lidi in grado di garantire sviluppo e crescita professionale, e questa è l’ulteriore dimostrazione di quanto abbiamo sopra affermato. Questo piano non serve ai pazienti molisani, ma solo a sostenere chi vede il sistema sanitario unicamente come modo per generare profitto. Alla nostra Regione serve una sanità efficiente che risponda alle esigenze del territorio e dei cittadini, servono case della salute, infermieri di comunità e medici di medicina generale che diano impulso e sviluppo alla medicina territoriale per dare risposte effettive alle esigenze sanitarie di base e, in questo modo, fare da filtro agli ospedali ed evitare l’intasamento dei pronto soccorso. La Fp Cgil, in assenza di risposte certe che restituiscano dignità per i pazienti molisani e un lavoro dignitoso per gli operatori sanitari pubblici, impegnerà gli amministratori regionali in un confronto, di fronte a tutte le cittadine e i cittadini, teso a restituire un servizio sanitario pubblico efficiente alla nostra Regione.»




























