Sentenza afferma principio valido per migliaia di lavoratori a termine
Il Tribunale di Larino, sezione lavoro, ha condannato l’Asrem a risarcire due dipendenti stabilizzati dopo una lunga serie di contratti a termine.
Con la decisione, il giudice del lavoro punta l’attenzione su una pratica molto diffusa nel pubblico impiego: il ricorso a contratti a tempo determinato seguiti, solo in un secondo momento, dalla stabilizzazione.
“La decisione ha un impatto che va ben oltre il singolo caso – dichiara l’avvocato Luca Damiano del Foro di Vasto, difensore delle ricorrenti -.
Il principio affermato è di grande rilievo: la stabilizzazione non ‘sanifica’ automaticamente l’abuso precedente e i lavoratori stabilizzati possono comunque chiedere il risarcimento”.
Le due lavoratrici, sulla base di questo, hanno presentato ricorso: il Tribunale ha riconosciuto nove mensilità di indennità ad una e undici mensilità all’altra.
Per il legale “si tratta di un precedente che riguarda migliaia di lavoratori pubblici. Il giudice del lavoro ha condannato l’Asrem al risarcimento pur essendo queste, nel frattempo, state assunte a tempo indeterminato”.
Il punto centrale della decisione riguarda la stabilizzazione delle due ricorrenti. “Questa non è avvenuta tramite un regolare concorso pubblico – spiega il legale Damiano -, ma in diretta continuità con una lunga serie di contratti a termine”.
In particolare, le dipendenti avevano alle spalle una vera e propria “catena” di rapporti precari: 17 contratti in circa 11 anni per una, 22 contratti in circa 14 anni per l’altra. Solo dopo questo lungo periodo sono state immesse in ruolo, mantenendo la stessa qualifica e mansione.
Il Tribunale, nella decisione, richiama un orientamento consolidato della Cassazione: “la stabilizzazione può avere valore ‘riparatorio’ solo se è direttamente collegata all’abuso dei contratti a termine”.
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