di Tonino Atella
E’ risaputo e storia vecchia come il mondo che tra comunità geograficamente vicine, praticamente contigue o giù di lì, in genere ci sia rivalità sul piano sociale, il che poi va inevitabilmente a sfociare in ambito politico, economico, lavorativo, sportivo e chi più ne ha, ne metta. Non c’è da fare … non ci si sopporta e sovente ci si guarda in cagnesco. Ogni occasione è buona per fronteggiarsi e beccarsi. Questa era regola diffusa e ricorrente sino al recente passato dappertutto nella Penisola ovviamente Molise compreso, dove la rivalità ad esempio tra Isernia e Venafro era (ed in parte lo è ancora …) proverbiale. Le cose poi col passare degli anni si sono affievolite ammorbidendosi, tant’è i matrimoni tra le due parti e tant’altro anche di natura socio/politico/economica.

Tutto finito, tutto rientrato e oggi si vive, tra isernini e venafrani, da buoni amici, piacevoli vicini di casa e simpatici corregionali e co-provinciali ? Beh, su questo ipotetico “amore fraterno ” in toto tra isernini e venafrani qualche dubbio persiste …, se consentite ! Ed allora, ribadito che oggi in genere i rapporti Venafro/Isernia sono tutt’altro, per far capire le radici storiche di tanta contrapposizione sociale, partiamo dagli anni immediatamente precedenti l’istituzione della Provincia d’Isernia (3 marzo 1970), evento che immediatamente prima si trasformò in giornate “di fuoco” ed arroventate al massimo tra Isernia e Venafro, e quindi tra venafrani ed isernini. Prima però iniziamo dai sopranomi o nomignoli da una comunità appioppata all’altra e viceversa, per significare che ci si fronteggiava fieramente, senza soluzione di continuità e h 24 in assoluta profondità e senza esclusione di colpi, a parole ovviamente. Gl’isernini definivano, e definiscono tuttora, i venafrani “Trippaverdi”, in ragione delle ottime verdure coltivate a Venafro e mangiate a sazietà dalla comunità venafrana. Di contro questa si rifaceva, e si rifà ancora tantissimo, appellando gl’isernini “Cipollari”, data la storica coltivazione delle cipolle ad Isernia, la stessa fiera delle cipolle ed il consumo da parte degli isernini di tale prodotto della terra pentra. Sicché sulle ipotetiche barricate ideologiche da una parte “i cipollari” isernini e dall’altra “i trippaverdi” venafrani ! Slogan, appellativi, cori e sfottò che echeggiavano forti in occasione degli infuocatissimi derby calcistici all’allora X Settembre di Isernia ed al rettangolo calcistico venafrano, con forze dell’ordine che dovevano sudare le proverbiali sette camicie per tenere lontani i due accesissimi fronti di tifosi cipollari e trippaverdi, che non di rado arrivavano anche a stretto contatto … ! “Il fronte” però si arroventò di brutto, surriscaldandosi tantissimo, come detto negli anni immediatamente precedenti l’istituzione della Provincia di Isernia, ossia negli anni ’60, quando i militari dovettero intervenire in forza a Venafro per calmare gli animi di quanti in loco avversavano l’istituzione della neo provincia. I venafrani sostenevano l’inopportunità della cosa date le limitate dimensioni dell’intero neo territorio provinciale che non avrebbe consentito lo sviluppo e la crescita socio/economico/lavorativa dell’area. E chiedevano a gran voce, con percentuale altissima di pareri, l’aggregazione alla provincia di Caserta e quindi il passaggio alla Regione Campania, giudicandola foriera di sicuro progresso e crescitaper Venafro e i venafrani. Di contro Isernia non poteva affatto rinunciare a Venafro, data la sua consistenza demografica, territoriale ed economica, per cui si teneva ben stretto il territorio venafrano. Il confronto/scontro andò avanti a lungo senza esclusione di colpi, ci furono sommosse popolari a Venafro e dovettero intervenire in forza i Carabinieri al rione Mercato, ai piedi della sede comunale venafrana, per tenere sotto controllo la situazione. Alla fine comunque il 3 marzo del ’70 la provincia d’Isernia vide la luce senza i sorrisi dei venafrani e con Venafro quale centro portante del territoriodopo il capoluogo provinciale, ma questo non fece riporre le “armi” del confronto socio/ideologico. Contrapposizione fiera e a tutto campo che continuò a manifestarsi soprattutto a livello calcistico con “cipollari” e “trippaverdi” a beccarsi in continuazione sia durante i 90’ dei derby e sia anche in tant’altre circostanze della vita quotidiana. Ed ancora oggi qualche frangia giovanile, se ne ha l’occasione, si fronteggia a viso aperto anche con parole grosse e non solo. L’attualità ? Premesso che conviene comunque massima attenzione, cautela e prevenzione per evitare cose spiacevoli , le cose sono indubbiamente migliorate, come detto ci si sposa anche tra isernini/e e venafrane/i, s’intrecciano rapporti economico/lavorativi, ma appena possibile riecheggia “forte e chiaro” il “Cipollari !” da una parte e subito di contro “Trippaverdi !” dall’altra ! Ed allora ? Niente, si resta fieramente distanti e contrapposti anche perché agli uni … piacciono le cipolle mentre gli altri preferiscono le verdure ! Ingredienti naturali che evidentemente fanno crescere sani e forti per cui non è il caso di metterli da parte e riporli, bensì continuare a coltivarli! “A bon entender salus” …, a buon intenditore ciao !






























