di Redazione
E come dare torto a chi chiede controlli, visure speciali perché l’erogazione di eventuali fondi pubblici alle imprese (anche editoriali) siano controllati preventivamente all’accredito di quanto spetta loro? Il problema non è questo, anzi… il problema è che scrivere su un giornale che il figlio di un consigliere/a regionale è stato assunto da un Ente sottoposto al controllo proprio dell’Istituzione in cui lo/la stessa risulta essere eletta, si ripercuote su una intera categoria. In verità se nessuno avesse sollevato la questione assunzione del figlio di un Consigliere Regionale in un Ente controllato dalla stessa Regione, ovvero se nessuno avesse evidenziato quantomeno l’errore etico di tale azione, una mancanza morale imperdonabile verso le centinaia di ragazzi bravi alla stessa maniera e forse anche più del figlio predestinato e fortunato che sono costretti a “scappare” da questo territorio che niente di meglio, evidentemente, offre; verosimilmente, nessuno, men che meno l’inappuntabile Consigliere Regionale, avrebbe pensato ad una simile proposta. Diciamo che la lingua batte dove il dente duole, e pensando di essere sopra le parti, cosa c’è di meglio del mal comune? Colpisco tutti, così nessuno può dire che ce l’ho con uno solo. Insomma, il Consigliere/a non può andare in Procura a dire che il giornale ha scritto delle cavolate sulla questione del figlio e/o querelare la testata perché il povero ragazzo è stato diffamato in qualche modo. Così come il Consigliere, non pensa di presentare in accoppiata con la proposta di rivedere le modalità di controllo delle erogazioni della Legge sull’editoria, un altro disegno di legge a che ogni ente sub regionale, per poter assumere deve indire dei concorsi o dei bandi e formare graduatorie di merito con le quali misurare le capacità professionali di chi si candida a ricoprire un posto nei propri ruoli. Infatti “per evitare che qualcuno (presumiamo si riferisca a questa testata giornalistica) si senta inutilmente vittima, presenterò una proposta di modifica della legge regionale perché l’erogazione di fondi PUBBLICI non può limitarsi ad un semplice elenco di fatture…” Insomma la legge va cambiata perché sembra superficiale erogare fondi pubblici solo leggendo delle fatture. Ma non va cambiata quella che imporrebbe a certi Enti sub regionali di assumere chi vuole, senza alcuna evidenza pubblica, senza una prova che confermi le capacità del candidato. Tutto questo non rientra nei “ricordare a sé stessi” che certe prerogative di controllo da parte della Regione, andrebbero fatte anche per queste istituzioni pubbliche che pagano gli stipendi di chi viene assunto sulla fiducia coi soldi dei cittadini. Insomma, diciamo che scrivere sui social certe cose, fa sicuramente effetto, soprattutto se si parla di soldi pubblici, ma come dicevano i Romani a proposito dei soldi: “pecunia non olet” (i soldi non hanno odore) e quindi quelli (pubblici) destinati all’editoria sono uguali a quelli (pubblici) per certe assunzioni di figli e/o parenti e amici in certi enti. Se poi lo si fa per ricevere qualche applauso o mi piace da qualche “pinocchio” che si è fatto prendere per il naso, allora tutto funziona.
redazione






























