di Tonino Atella
Le difficoltà e le preoccupazioni di agricoltori ed imprenditori di settore.
Problema datato sulla piana di Venafro, più volte in cronaca a seguito delle motivate proteste di agricoltori e coltivatori diretti dei Comuni interessati ossia Venafro, Sesto Campano, Pozzilli e Montaquila, e ciononostante giammai preso in considerazione dall’istituzione preposta, alias Consorzio di Bonifica della Piana di Venafro. Il riferimento è per le tonnellate di canalette di ferro e cemento installate a partire dagli anni ’60 sulla piana di Venafro per l’irrigazione a scorrimento di terreni e coltivazioni, ma da un buon decennio ed oltre in disuso,inservibili ed abbandonate a seguito dell’entrata in funzione del nuovo e più efficace impianto d’irrigazione intubato a pressione dei terreni privati. L’attivazione però del nuovo sistema irriguo, risalente ripetiamo a tant’anni orsono, non ha comportato come si pensava il conseguente smantellamento del vecchio sistema delle canalette e la loro rimozione. I manufatti sono rimasti lì, non solo a fare pessima mostra di se essendo per lo più rotti, divelti ed inservibili, ma soprattutto ad ostacolare il movimento dei nuovi ed enormi macchinari agricoli per la lavorazione dei campi e conseguentemente ad arrecare problemi alle stesse attività agricole ed all’intera economia di settore. Di tanto hanno esternato più volte preoccupazioni imprenditori e lavoratori della terra dell’estremo Molise dell’ovest, appunto da Venafro a Montaquila, ma del consistente e datato problema nessuno e niente viene attivato per risolverlo né dal Consorzio di Bonifica della Piana di Venafro arrivano segnali di risoluzione della faccenda. Ossia non s’intravedono iniziative tali che possano far pensare all’imminenza di smantellamento e rimozione di tante tonnellate di manufatti di ferro e cemento, non solo ostative di lavoro ed imprese agricole ma anche potenzialmente pericolose data la presenza di tantissimo ferro e cemento disseminato ovunque sulla vasta pianura venafrana, a strettissimo contatto con le coltivazioni. Le osservazioni “a difesa” di tali canalette e della loro permanenza in loco che pare quasi di sentire : “Tali canalette in disuso sono state installate su terreni non più privati, essendo stati all’epoca regolarmente espropriati e pagati, per cui tali manufatti non invadono proprietà private”. E’ così ! Ci si dimentica però che ostacolano i movimenti dei moderni macchinari agricoli e quindi il lavoro dei campi, tant’è che molti coltivatori sono stati costretti a rimuovere in proprio tali manufatti per entrare coi loro trattori o altri macchinari sui terreni di proprietà. La conferma arriva dalle tante canalette in disuso rimosse ed accantonate (molte oggi risultano addirittura rotte e fatte a pezzi !), visto che nessuno parla del loro definitivo smantellamento. In effetti è esattamente questo il problema : smantellare chilometri e tonnellate di tali manufatti, smaltendoli definitivamente. Già, lo smaltimento di tanto ferro e cemento ! Come e con quali fondi ? E probabilmente è esattamente questo il nocciolo della questione : smaltire tante tonnellate di ferro e cemento ! Ed allora,rimarcata per l’ennesima volta la portata socio/economico/lavorativo/ambientale della faccenda che interessa diverse centinaia di famiglie e quindi migliaia di persone, non resta che rivolgersi ai nuovi assetti amministrativi e tecnici del Consorzio di Bonifica venafrano perché si esamini a fondo e in tutta responsabilità il problema al fine di pervenire alla sua risoluzione ottimale che altro non è se non la rimozione di tante tonnellate di inutile ferro e cemento a ridosso dei terreni da coltivare ed il loro conseguente smaltimento. Solo così si restituirà la piena tranquillità e la completa azione operativa ai lavoratori della terra ricompresi tra i Comuni di Sesto Campano e Montaquila, passando per Venafro e Pozzilli. Alla luce della portata sociale della questione, si tornerà periodicamente sul problema perché finalmente si risolva in maniera definitiva, cosa possibile con l’impegno dovuto ed il necessario senso di responsabilità.






























