di Giovanni Minicozzi
Il presidente della Regione ha incassato la fiducia dai dieci fedelissimi consiglieri di maggioranza e da se stesso ma ha poco o niente da festeggiare.
Da mesi, se non da qualche anno, i molisani lo hanno sfiduciato, a ragion veduta, per una serie infinita di inadempienze e di promesse non mantenute.
Chi vive tra la gente sa bene che il coro è unanime, al netto dei pochi beneficiari di prebende e clientele, nell’irrevocabile giudizio negativo sull’operato del governo regionale.
Gli stessi ex elettori del presidente hanno perso ogni speranza in un cambio di passo, sempre annunciato e mai realizzato, per poter ribaltare la drammatica situazione che sta attraversando la regione.
Sotto accusa la pessima gestione della pandemia con tante troppe persone decedute, un servizio sanitario in coma profondo, la mancanza di un Covid Hospital a distanza di un anno dalla scoperta del Covid 19,, l’impossibilità di curarsi per chi è affetto da patologie croniche, la confusione, i disagi e le presunte illegalità nella somministrazione dei vaccini fino al punto che il commissario Figliuolo è stato costretto a inviare una task force per tentare di raddrizzare il tiro.
Nel mirino degli elettori (ex) di Toma anche la scelta scellerata dei container destinati alla rianimazione costati circa quattro milioni di euro senza avere personale sanitario disponibile per attivarli, la mancata realizzazione della torre Covid al Cardarelli ideata da Toma, Florenzano, Scafarto e dalla inutile sub commissaria Ida Grossi di fatto ancora bloccata nonostante la promessa di completare l’opera per la fine del mese di marzo e con gli ex ospedali pubblici di Larino, Venafro e Agnone sostanzialmente vuoti e inutilizzati.
Stendiamo un velo pietoso, infine, sulla situazione economica, produttiva, occupazionale, sociale e infrastrutturale molto simile al Burundi.
Nessuna strategia programmatica per rilanciare il Molise, nessuna strategia politica per coinvolgere almeno la sua maggioranza sempre più spaccata e rissosa.
Perfino alcuni fedelissimi del presidente che hanno votato contro la mozione di sfiducia sono apparsi poco convinti della loro posizione consapevoli di essere politicamente “morti che camminano” come sottolineato dal pentastellato Andrea Greco.
Altri invece, i fedelissimi convinti, hanno tentato di scaricare sugli incolpevoli firmatari della mozione di sfiducia la responsabilità di alimentare il clima di odio che regna dentro e, soprattutto, fuori dal Palazzo presidiato per l’occasione da oltre cento persone inviperite per la nullità del governo regionale.
In particolare l’assessore Nicola Cavaliere nel corso del suo intervento ha detto testualmente: “fuori fanno a botte” rimarcando la responsabilità delle opposizioni.
In realtà, a differenza di quanto dichiarato dal forzista, in quel momento fuori dall’aula era in atto un acceso scontro tra Andrea Greco e Quintino Pallante ma solo verbale.
A proposito dell’assessore di Fratelli d’Italia, rimasto sostanzialmente isolato nel suo partito, va sottolineato che si è prodigato nella imbarazzante difesa del giravolta attuato da Filomena Calenda e ha rivolto i suoi strali contro Michele Iorio appartenente al suo stesso partito. Tant’è!
Da registrare, infine, il silenzio di Armandino D’Egidio che ha dovuto subire per circa 5 ore la presenza nel suo ufficio di Nicola Cavaliere che lo ha convinto, ma non troppo, a votare contro la mozione di sfiducia.
Insomma la maggioranza ne esce con le ossa rotte e presto ne vedremo delle belle.
Ma al di là dei giochi di Palazzo resta la sfiducia irrevocabile dei molisani nei confronti di Donato Toma e del suo pessimo governo regionale.
Tutto ciò fa pensare che presto dall’inferno “QUINDI USCIMMO A RIVEDER LE STELLE”






























